23/04/2015

Completamente a digiuno sulla musica di Orlando Manfredi e i suoi fidi compagni Duemanosinistra, decido di approcciarmi a "From Orlando to Santiago" con il massimo della circospezione. Certo, il marchio Mexicat (etichetta curata da Gatto Ciliegia vs. Il Grande Freddo) apposto sul retro di copertina funge da marchio di garanzia, così come la produzione artistica di Gigi Giancursi (già Perturbazione) e Gianni Condina. Nonostante i credits che Orlando vanta, potevo giusto immaginare le atmosfere di queste 13 tracce; non potevo invece immaginare che, ascolto dopo ascolto, si rivelassero così belle.

Siamo sempre nell'ambito del cantautorato, anche se il protagonista si affretta a precisare, nelle note stampa, che si tratta di "una manciata di pezzi che, sfuggono tanto all'indie-rock di matrice euroamericana, quanto al cantautorato di stampo classico, e che trovano la loro definizione in intimo rock". Di certo non lo si può contraddire, ma non mancano elementi per tirare in ballo anche connazionali come Moltheni (l'ascolto di "Fulgida stella" e di "Radice" è emblematico in tal senso) e Mario Venuti (che spunta, fra le righe, su "Telefono casa" e "Il mondo a catinelle"), due artisti che in fondo si collocano agevolmente nell'ambito descritto qualche riga fa. Ma ci sono diverse altre perle da segnalare; ad esempio quando Elena Diana (anche lei già Perturbazione) ci mette lo zampino in "Avenida" col suo fidato violoncello, o anche l'affascinante "Dracula sulla strada", dove Orlando recita un testo su un arrangiamento che richiama le colonne sonore di certi film anni '80. Al contrario, la traccia che vede ospite Fabrizio Cammarata ("Will machine") non convince appieno, soprattutto per la scelta di un arrangiamento più hard rispetto al resto che poco si amalgama col resto del lavoro.

Trattasi comunque di una sciocchezza in confronto alla bellezza degli altri brani: "Nuova grammatica" (che rimette in gioco le atmosfere dei Kings of Convenience), "Falso movimento" e la ballata voce, chitarra e violoncello "Io e l'ombra" posta in chiusura, episodi che completano un lavoro realizzato non solo con passione (qui trovate tutta la storia se siete interessati) ma anche con un particolare gusto nella scelta dei suoni e degli arrangiamenti.

Infine, tutto suona molto fresco e leggero, di quella leggerezza che pochi sanno tradurre in musica senza risultare superficiali. Bene, bravo - e, quanto prima - bis.

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