19/02/2015

Raccontare compiutamente di "Bliss" è operazione non dico difficile ma alquanto complicata, anche se un incipit del genere potrebbe sembrare fuorviante. Il quarto disco sulla lunga distanza targato Captain Mantell è infatti un ottimo esempio di rock scritto e suonato come Dio comanda; non è un album che rivoluziona canoni o ne inventa di nuovi, semplicemente sintetizza in maniera brillante alcune intuizioni di chissà quante altre band in circolazione.

Quando in passato furono i colleghi ad occuparsi di questa formazione originaria di Treviso, vennero tirati in ballo tanto la new-wave quanto l'elettronica (nella sua declinazione meno ortodossa). Queste 14 canzoni cambiano completamente lo scenario rispetto al passato: rimane, per fortuna, invariata l'attitudine freak, e vengono meno quelle sfumature electro a favore di un sound più classicamente rock.

Sicché se in precedenza parlavo di sintesi mi riferivo alle esperienze musicali di gente come i Thin White Rope ("The age of black"), i Morphine ("Wait for the rain", "Better late than now"), i Faith No More ("The day we waited for", "First easy come then easy go") e finanche gli Eagles Of Death Metal ("With my mess around"), gruppi le cui sonorità in "Bliss" fanno capolino qua e là. In questo quadretto c'è persino Liam McKahey dei Cousteau che presta la sua voce (e soprattutto il suo timbro vocale) a "Side on", dove siamo davvero ad un passo dalle atmosfere di Mark Sandman e soci.

Detto ciò, credo che per le classifiche di fine anno queste 14 tracce se la giochino fin da ora. Voi, spero le mettiate nella lista della spesa e delle band da non perdere dal vivo quando passeranno dalle vostre parti.

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