19/10/2003 di Carolina Capria

Scrivo le parole scarabocchiate su un foglio a quadretti dopo aver premuto play e vedo se riescono a diventare un’impalcatura.

BRUTTO: Diciamo subito che la cosa peggiore, invero l’unica che non digerisco, è il nome, forse è un problema mio visto che ultimamente non c’è un gruppo che mi piaccia chiamare, ma io lo trovo brutto.

DINOSAUR JR.: Ci sono. Sono nella densità sonora.Le chitarre, che a volte appaiono trascurate e confuse, come volessero esibire noncuranza, e pochi secondi dopo ostentando eleganza, cercano la melodia, sono legate ad una batteria insistente che sembra costringere tutto il suono a rallentamenti finalizzati ad accelerazioni convulse.

SAX: Mi piace moltissimo. La sua presenza taglia in due la scena. Gli altri strumenti cercano la coesione totale e divengono corpo unico. Nasce il dialogo, lo scambio di battute.

TEMPO:. In questo caso la parola appuntata cercava solo di imprigionare una sensazione assolutamente personale ma provo ad argomentarla ugualmente. Sembra essere al servizio delle note. Sono i tempi dettati dalla musica che coinvolgono e sottomettono il tempo intorno e non viceversa.

MERCURY REV: Privati degli sfarzosi eccessi e delle atmosfere barocche. Quelli evocativi e trasognati, quelli capaci di animare lo sfondo.

INGLESE: Sono ripetitiva e visto il motivo della perseveranza mi sa che sono anche un po’ nazionalista. C’è qualche cedimento e, pur non credendo che la perfezione sia una qualità oggettiva, non posso non chiedermi perché cercarlo.

Le mie parole appuntate sono finite, sul foglio a quadretti rimane solo qualche disegno venuto male. Non ne aggiungo altre.

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