Cranchi Non canto per cantare 2015 - Cantautoriale, Folk

Non canto per cantare precedente precedente

Senza dubbio quelli che non cantano per cantare solo il folk

È una piccola gioia avere la sensazione, ogni tanto, che qualcuno ci sappia fare. E i Cranchi ci sanno fare. Suonano un folk cantautorale senza ricorre nell'errore, che fanno in tanti, di copiare un passato musicale che non c'è più. Sanno essere felici, trasognanti e contemporanei allo stesso modo. In fondo, si può tranquillamente dire che la loro musica è pop e anche folk, ma è anche molto di più.

Dieci brani, questo “Non canto per cantare”, che è il terzo lavoro di una band che va sotto il cognome di Massimiliano, ovvero l'autore e il compositore del quartetto. Apre “Il cantico” una ballata giocosa e armoniosa che fa da apripista ad un pezzo molto più intellettuale: “Mariposa”. Qui, gli arrangiamenti si aprono alle chitarre, al pianoforte, ai tamburelli. Loro d'altronde vengono dal folk che, di fatto, rimane il genere attorno a cui ruota tutto il disco. Un folk che, tuttavia, passa sempre sopra uno sfondo di arrangiamenti elettrici e attuali dove sono vari gli strumenti che dialogano tra loro: archi, tastiere, fisarmoniche, assoli di chitarra e bassi. Insomma un po' di tutto. Ne sono perfetti esempi “11 settembre '73” e “Tenda rossa”. La voce rimane sempre la stessa: una cantato che, in pratica, è un dettato poetico. Niente acuti, niente strilli, solo storie. I Cranchi sono cantastorie contemporanei che usano l'elettricità e alzano i volumi dei loro amplificatori. Certo è che quando con “L'isola infelice” le atmosfere si fanno a lume di candele i ragazzi si sentono proprio a loro agio e si vede. Sono musicisti, si vede, senza ombra di dubbio. Il disco è curatissimo sotto ogni suo aspetto eppure quando arriva “Eroe borghese”, con l'intro in distorsione e il sound che diventa più rock, si capisce che forse l'unica cosa che potrebbe aiutare il quartetto sarebbe snellire un po' i testi, aumentare le dinamiche nei pezzi, alcune piccole variazioni sul tema, un tantino di grinta in più e sarebbero praticamente perfetti. Ma...del resto chi è che crede più nella perfezione.

 

 

 

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La recensione Non canto per cantare di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2015-05-01 00:00:00

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