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album

recensione Federico Doria "Comu si nun t'havissu vistu mai" Ep

2015 - Cantautore, Psichedelico, Folk

RECENSIONE
26/06/2015

La lentezza, la Sicilia. Le storie da raccontare, la tradizione. Le canzoni scritte quasi come se si dovessero incollare i pezzi. Uno sull’altro. O meglio, uno accanto all’altro. Federico Doria va piano, forse perché rinunciare ad aumentare l’andatura è l’unico modo per dichiarare amore incondizionato alla terra natia. E per non lasciarsi sfuggire nulla, per assaporare al meglio i ricordi, le emozioni.

“Comu si nun t’havissi vistu mai” è un insieme di cinque pezzi eterei, percorsi da un folk minimale, purtuttavia arricchito da schegge di elettronica, spore di psichedelia, dalla complicità un piano elettrico. Lentezza, repetita iuvant, è la parola chiave, il tramite per entrare in un universo composto da canzoni delicate ma al tempo stesso dense e a tratti cupe. “Le vacanze estive di Monica Vitti a Siculiana” possiede il sapore di un samba triste, “La cunta” insegue Tom Waits (e, almeno un po’, anche l’ultimo Cesare Basile), mentre la title-track e “U celu” ruotano attorno a sperimentalismo, intimismo à la Nick Drake, suoni dilatati, indie-folk della migliore specie. La cover di “La Sicilia havi un patruni”, un classico del repertorio di Rosa Balistreri, sigilla il disco e rappresenta, a proposito di tradizione, l’ennesimo omaggio alla Sicilia, quella degli ultimi, quella che rifugge alle immagini da cartolina. Una chiusura del cerchio forse inattesa, ma senza dubbio con un suo perché.  

 

 

Tracklist

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