21/03/2015

È un progetto ambizioso quello che hanno intrapreso i Marsch nella realizzazione del loro primo album “Sul fondo delle acque”. Si tratta di undici brani che possono essere ricondotti al rock italiano alternativo, intessuto di armonie forti ed eleganti, che creano contrasti e dissonanze anche all’interno dello stesso pezzo.
L’intento è quello di proporre al pubblico una riflessione quasi filosofica sul mondo che ci circonda, sulla società e in particolare sulle contraddizioni della vita.
Introduce molto bene questi concetti “La percezione del bene e del male”, prima canzone dell’album, che esprime la difficoltà nel camminare su un filo del rasoio che distingue, appunto, il bene dal male; la base musicale, raffinata, ricorda una sorta di versione hard rock di “I Am Mine” dei Pearl Jam, loro modelli.
“Gli eredi di Heidegger” è quello che trova in una frase del suo testo il titolo all’album: “Sul fondo delle acque riverbera in noi il pianto delle anime”. Si tratta di un brano dal concetto molto profondo e attuale, riferendosi alle intolleranze e alla paura del diverso che esistevano ai tempi del nazismo e del filosofo Heidegger, ma che ci sono ancora oggi. I Marsch implicitamente, quindi, pongono una domanda scottante: chi sono oggi questi eredi?
“Nella notte”, “Mera verità” e “Loop paura”, attraverso distorsioni chitarristiche ed un connubio di basso e batteria quasi inquietante, descrivono una situazione umana di smarrimento e disagio di fronte all’oscurità e alla mancanza di certezze; nella negatività, tuttavia, il gruppo menziona sempre una possibilità di rinascita; c’è una dualità di chiari-scuri imperante in tutto l’album.
Possiamo affermare che il lavoro sia fine a livello intellettuale, ma non mancano i difetti dove voce, testi e musica vanno ad incontrarsi. Forse gli arrangiamenti musicali attirano troppo l'attenzione su di sé e non sono adeguati alla voce “leggera” e per niente aggressiva del cantante, che spesso si perde sopraffatta dagli strumenti, rendendo difficoltosa la comprensione delle parole, che però sono un elemento importante per apprezzare il disco.

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