Claudio Rocchetti The work called kitano 2003 - Strumentale, Elettronica, Post-Rock

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L’etichetta Bar la Muerte, come molti sanno, è la label personale di Bruno Dorella, il che significa che Bruno la utilizza essenzialmente per dare spazio, forma e diffusione ai progetti nei quali egli è coinvolto in prima persona (Ovo, Ronin, Lava…).

Saltuariamente, ma molto di rado (di fatto quando i fondi lo permettono), Bruno si dedica anche alla produzione di terzi. Quando questo avviene la molla che lo spinge ha un carattere esclusivamente emotivo, perché più di ogni altra cosa il musicista in questione deve colpirlo a livello viscerale o folgorarlo irrimediabilmente. Certo, non sempre il gioco funziona e in particolare la precedente ‘folgorazione’ di Bruno, un certo Christian Rainer - autore di una musica classica da camera pesante come il piombo - mi aveva lasciato quanto meno perplesso. Anche Claudio Rocchetti entra nel novero di queste ‘illuminazioni’, ma in questo caso devo dire che sono totalmente d’accordo con Bruno sul valore di questo disco, tanto che sarei tentato di pubblicare direttamente la cartella stampa allegata al cd perché una volta tanto le lodi auto-celebrative sono del tutto ineccepibili.

Bolzanese di nascita, Claudio Rocchetti ha compiuto le sue prime esperienze musicali in gruppi hard-core e noise; in seguito ha iniziato un’attività di dj nel collettivo Sonic Belligeranza e ha trovato la sua vera strada nella musica elettroacustica. “The work called kitano” raccoglie brani risalenti agli anni dal 2000 al 2002, a testimonianza di una ricerca (non) inquadrata in un ampio spettro di sperimentazione elettronica. I suoi strumenti si chiamano laptop, microfoni, nastri, puntine di giradischi che, affiancati a strumenti tradizionali come la chitarre, il contrabbasso o il piano, riescono a creare una musica cangiante che va dal glitch alla musica concreta, dall’ambient ai collage d’avanguardia.

Va da sé che, per quanto questo stile sia al passo coi tempi, ha già trovato numerosi seguaci e ogni mese sono decine i cd di questo tipo che escono sul mercato. Quello che spicca nel lavoro di Rocchetti non sono quindi i percorsi seguiti o le tecniche impiegate, quanto l’estrema qualità delle sue composizioni che chiaramente dimostrano come il campionamento e la ricerca microtonale siano un fatto tutt’altro che aleatorio, un processo che deve essere sotteso da gusto e ispirazione per non cadere nel banale. Tutti i brani sono notevoli e scorrono lisci ed equilibrati a dispetto degli scarti, dei ronzii e delle sovrapposizioni all’apparenza casuali. Posto in apertura, “Existenz” è un piccolo compendio di glitch music e un ottimo esempio per chi voglia districarsi con laptop e nastri manipolati. Personalmente ho apprezzato molto i brani che guardano alla musica classica, dal piano notturno e romantico di “Petra Von Kant” e “My love was sitting…” alle divagazioni sinfoniche di “The last night”. Ma, ripeto, l’intero cd merita un ascolto appassionato e un apprezzamento totale da parte di tutti coloro che sono interessati ad esplorare i nuovi panorami musicali.

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La recensione The work called kitano di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2003-11-05 00:00:00

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