WEIRD. A Long Period of Blindness 2015 - Psichedelia, Shoegaze

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Eroico, necessario, sofferto e sofferente, che chiede empatia e compartecipazione nelle sue dinamiche

Dell’ottimo esordio di ormai due anni addietro, vi avevamo già detto su queste pagine (“Desert Love, for Lonely Graves” 2013). In quel disco, accolto unanimemente – sia da addetti ai lavori italiani che stranieri – con termini entusiastici, si narrava di tre diciassettenni romani alle prese con una materia sonora di non facile plasmabilità. Lo definirono shoegaze narcolettico, dream pop per camere d’albergo a ore, sta di fatto che evocava paesaggi brulli e riarsi di Montaliana memoria, non-luoghi (o meta-luoghi) dell’anima dove il dolore scarnifica le pareti. Alcune date in giro per la penisola (scelti da Be Forest e Soviet Soviet per aprire i loro concerti) ne confermarono la bontà di esecuzione e la resa live. Ma torniamo all’oggi. I tre Weird., nel frattempo, sono diventati maggiorenni, hanno messo a fuoco cosa fare da grandi e aggiustato la line up, freschi di un nuovo contratto con la neonata Lady Sometimes Records, ci propongono otto tracce che non si discostano granché dall’universo ipnagògico al quale ci avevano abituati. E tutto ciò sta a significare ancora cascate di chitarre riverberate ad ammansire cuori deragliati, melodie circolari per sabba propiziatori, un lavoro che pretende di essere vissuto nella sua consequenzialità - al contrario della natura liquida della fruizione moderna - e come tale mostra un’alterità d’altri tempi.

C’è del blues malato che sconfina nello stoner in “The Circle is Closed Except Where it Bleeds”, traccia d’apertura che da fuoco alle polveri di questo “A Long Period of Blindness”, come ci sono i migliori Bark Psychosis (qualcuno se li ricorda?) a fare capolino in “Dead Wax”, in oltre quattro minuti di pura e semplice magia. Con “Infinite Decay” ci si spinge in perlustrazione su territori congeniali anche ad una delle band sopracitate - Be Forest, appunto - dove la chitarra dilatata di Marco Barzetti disegna percorsi onirici contrappuntati dal suo stesso cantato proveniente da mondi di cui non ci è dato sapere. “The Sound of Your Heartbreak” è ciò che promette sin dal titolo: dolore, nessun rimpianto, macerie (I don't know what I've done but I know why I did it / the sound of your heartbreak was different from mine / and while I see you walk away / while I see you walk away) .
“Gaze” percorre traiettorie non dissimili, tra abbandono, perdita ed insostenibile vacuità dell’essere, (the distance slowly tears apart /tears apart everyone /the sea of death is right below us /I found love and I threw it away /I found love and I threw it away) mentre sul versante musicale il tutto viene stemperato da policromie e rarefazioni che ne disegnano contorni misterici.

Come avrete capito, un disco come non ne escono così spesso (specialmente nel belpaese), sofferto e sofferente, che chiede empatia e compartecipazione nelle sue dinamiche, dinamiche che attengono a quella parte di noi che grida quando messa all’angolo, quella parte che se traslata in musica, può dare vita a piccoli capolavori come questo “A Long Period of Blindness”.
Necessario. Eroico. Sublime.

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La recensione A Long Period of Blindness di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2015-03-13 09:00:00

COMMENTI (3)

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  • larryozen 7 anni Rispondi

    molto interessanti... noto un certo ritorno alle sonorità new wave anni'80... per questo mi piacciono :-)

  • giulio.falla 7 anni Rispondi

    Uno dei 20 dischi più belli del 2015 è album del giorno su Rockit.
    Ovvio.

  • AliceT 7 anni Rispondi

    Album davvero meraviglioso!

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