Fratelli Calafuria Prove Complesse 2015 - Grunge, Alternativo, Pop rock

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Il loro rock è arcaico, ma il loro linguaggio è illuminante: invita ad aprire la mente su combinazioni curiose imparando a ragionare fuori dagli schemi

I Fratelli Calafuria non sono mai stati una sorpresa, sin dal primo album. Sempre drittissimi con quel mix di rock, grunge, con un piede sul punk e l'altro sull'acceleratore. Anche nel caso di questo nuovo album “Prove complesse” la formula è sempre lì, con i loro testi surreali in cui la concatenazione, la rima e il suono delle parole vengono prima dell'apparente senso logico.
Si parte con la cassa dritta e il charleston in levare di “House in affitto”, che gioca sul doppio significato del termine, diventando da una parte rivendicazione culturale, dall'altra una specie di scimmiottamento di quella “Diritto al tetto” firmata dai Ministri (“A me mi piace la house in affitto / perché mi piace la house è un mio diritto”); il tema del cazzeggio (vi ricordate “La nobile arte”?) è sempre fondamentale, dove per superare una delusione amorosa ci si dedica al minigolf e certo anche alle sbronze. Addirittura in “Minigolf (reprise)” i testi toccano vertici di comicità e scioltezza alla Dargen D'Amico (“Il minigolf è una bomba / praticamente è pieno di palline / e anche di mazze / roba che le ragazze diventano pazze […] e ci sono le palline che rimbalzano / con vari gradi di rimbalzosità”), e tra la comune voglia di emigrare nonostante barriere linguistiche e vocabolari ridotti (“Tipa inglese”), le mazzate di “Bionda cenere” - sull'incapacità di smettere di fumare o di dimenticare una donna? -, i rimandi cromatici e sillabici di “Più via”, il disco scorre con la stessa velocità giù dritto fino a “Marelungo”.
Che i Calafuria ci sappiano fare dunque con un rock tanto lineare da essere quasi arcaico (distorsioni, sezione ritmica furiosa, ritornelli efficaci, struttura dei brani sempre regolare) non è una sorpresa; la loro caratteristica sta nel linguaggio sempre curioso e inaspettato, che confonde e stupisce per le singolari associazioni di immagini e parole che anziché risultare non-sense aprono la mente su nuove angolazioni e punti di vista, dove regnano curiosità e la necessità di un pensiero laterale, fuori dagli schemi di quello logico (e dominante). Niente insomma è come sembra, se lo guardi con gli occhi che scegli. Forse il cervello esposto in copertina simboleggia proprio questo: un invito ad aprire la mente, a combinare il reale e la sua rappresentazione in nuove, personali mescolanze.

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La recensione Prove Complesse di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2015-03-21 09:00:00

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