04/05/2015

Come se il pop si sporcasse le mani con materiali decisamente più ruvidi e invadenti, come se non chiudesse affatto a influenze molteplici, a incursioni rapide di decadi trascorse, al mescolamento di stimoli che si muovono tra piena solarità e visioni più notturne. Il secondo album degli Ovlov è una struttura solida e ottimamente costruita da esplorare con attenzione, ché spesso i brani non sono ciò che sembrano, corrono lungo mood differenti e cambiano pelle con incredibile savoir faire, e resta a far da guida la voce di Luisa Pangrazio, limpida e misurata.

“Fall Down” è una specie di allegria che affoga nelle trame sonore montanti per finire poi nell’assolo fascinosamente graffiato di Xabier Iriondo, “Just Taking a While to Blossom” parte con una sezione ritmica nervosa e ricca di seduzioni nineties per trasformarsi poi in un luminoso tappeto di stelle dove gli strumenti allentano la tensione e i nodi si sciolgono, bella e acida “Delicious” che sposa chitarre furiose col cantato ammiccante e un ballabilissimo ritornello.

“Hangover Cure” è una passeggiata morbida che diventa tunnel psichedelico grazie al violoncello di Daniela Savoldi e a Giovanni Battagliola (Don Turbolento) col moog, “My Red Faux Shoes” ha un’attitudine punk e chiude, sporcandosi parecchio le mani, un disco che è davvero una piacevolissima sorpresa.

Prodotto da Andy Rourke (esatto, proprio lui, il leggendario bassista degli Smiths) che suona pure in diversi pezzi regalando preziosissimi contributi all’album, “Solo” gioca abilmente sul contrasto tra la densità del suono e la leggerezza della voce, creando atmosfere che rimangono perennemente in bilico tra il levarsi gioioso e lo sprofondare con rabbia, tra il caos e l’immacolato, mescolando influenze per creare uno stile Ovlov, riuscendoci: cosa volere di più?

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La recensione ovlov - Recensione - solo di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 22/07/2019

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