20/05/2015

Tinte cupe e dissonanze nichiliste, queste le componenti principali di “Antropoparco”, disco d'esordio di laBase prodotto dal collettivo artistico La Noia. Nove tracce per affermarsi, per esprimere la propria artisticità fatta di post-rock, new wave e psichedelia: non è proprio un album da ascoltare in totale spensieratezza, al contrario una prova di riflessione ed attenzione d'ascolto; perché "Antropoparco" non puoi lasciarlo scivolare nel lettore, chiede attenzione dalla prima all'ultima nota.

Si parte con “Come pietra di calcare”, brano che presenta la poetica ermetica declinata efficacemente dalla voce di Mirko Lucidoni, per poi passare ai pezzi forti del disco, ossia “Primavera” (primo singolo estratto dal lavoro) e “Dèjà vu”, brano capace di impattare ottimamente i timpani dell'ascoltatore forte di brevitas e ritmiche. Seguono strutture musicali più elaborate, mentre la brevità d'ascolto torna in “Il Rettile”, che chiude il podio dei brani più ispirati registrati del gruppo abbruzzese.

Le sfumature dense dell'opera prima firmata laBase stazionano sui margini della sufficienza: il disco è pensato e proposto per un pubblico già abituato ad episodi dark-rock, mentre per i “novizi” può risultare maggiormente ostico. Meritano seguito le fasi più dirette del disco: i brani temporalmente meno lunghi mostrano personalità che può valorizzare l'evoluzione della band.

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La recensione laBase - Recensione - ANTROPOPARCO di Giandomenico Piccolo è apparsa su Rockit.it il 24/07/2019

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