01/07/2015

Certamente, un modo col quale arricchire la propria discografia è proprio questo: un disco che riprenda composizioni già rilasciate, ripresentate però in maniera differente. I What Contemporary Means sono riusciti ad assoldare dei producer che hanno saputo mettere in mostra l'innata magia di quell'elettronica che, se ceduta nelle mani giuste, sarebbe capace di far suonare lo stesso brano in 200 modi differenti.

Senza dubbio questo disco nasce dando carta bianca ai producer coinvolti che sono riusciti a ridipingere sulle tele originali già terminate, non solo arrichendole d'altrettanti dettagli, ma variandone l'impostazione in tutto e per tutto. I casi che più mettono in evidenza questa libertà concessa ai producer sono il remix a cura di Johnny Paguro di "Sarah Vandella", influenzato da un sound downtempo, e "Still on Time" remixata dal duo Nas1. In entrambi i casi, l'attenzione viene rivolta ad un'essenzialità che determina l'utilizzo limitato delle parti originali. Ci si concentra esclusivamente sulla riproduzione ossessivadi campioni tratti dalle chitarre o dal cantato; in particolar modo, in "Still on Time" avviene uno stravolgimento degli strumenti tale da strutturare il pezzo andando addirittura ad abbandonare le parti vocali, mettendo in risalto delle chitarre riprodotte al contrario che avvolgono questa composizione dai ritmi spezzati che si ispira alla musica glitch.

Un lavoro assolutamente riuscito che cosparge i ritmi math ed il cantato emo dei brani originali con sfondi sonori che oscillano tra la glitch, l'idm e la musica downtempo, sfiorando infine anche l'indietronica.

 

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