25/06/2015

Hanno detto che mi faranno parlare, mi daranno nuovi modi di dire: l’importante è sapersi accontentare”, Piergiorgio Faraglia canta ironicamente così nel brano “L’importanza”, ma lui non è uno che si accontenta di dire ciò che vogliono gli altri. Questo lo dimostra molto bene in “L’uomo nero”, suo primo album che lo vede nel ruolo di cantautore.
Lui ha 49 anni ed è da trenta che ricopre quasi ogni ruolo professionale che concerne la musica: arrangiatore, fonico, produttore e musicista. Finalmente, oggi, ha deciso di mettersi in gioco anche come compositore di canzoni e si rimane stupiti da quante cose abbia da dire a chi l’ascolta.
L’album inizia con “Avete visto mio fratello” e già si cala nell’atmosfera della polemica sociale: chiama “fratello” l’immigrato che viene buttato giù dai battelli e “sorella” la donna vittima di violenze.
In “Dimmi” punta il dito sull’ipocrisia e l’anacronismo del razzismo e di certe posizioni politiche, di destra o di sinistra, fascismo o comunismo.
“L’uomo nero”, pezzo che intitola l’album, dà voce e corpo fisico alle paure insite nell’essere umano, quelle che spesso ci impediscono di essere noi stessi fino in fondo e che l’hanno frenato per anni a comporre le sue canzoni, ma che è possibile sconfiggere.
Le costanti di tutto il disco, formato da undici brani, sono l’esperto utilizzo della chitarra e i cori, che accompagnano quasi ogni parola, come a volerle dare ancora più significato e valore.
Come è giusto che sia per il cantautorato, i testi sono i veri protagonisti: Faraglia è riuscito anche attraverso le canzoni a trasmettere la sua solidarietà per i meno fortunati. Non è un caso, infatti, che abbia intitolato il suo tour “Mannaggia alla miseria”, in collaborazione con il movimento di volontariato Emmaus.
In fin dei conti, questo lavoro dimostra che non è mai troppo tardi far sentire la propria voce se si crede davvero in qualcosa e che non bisogna mai arrendersi e conformarsi alla società, se non ci si riconosce in essa.

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