Verdena
Il suicidio dei samurai 2004 - Psichedelia, Grunge, Alternativo

Il suicidio dei samurai

La band capitanata da Alberto Ferrari fa un regalo agli orfani del grunge e a tutto il pubblico italiano.

Eccolo qui il fatidico, famigerato, soprattutto il difficile terzo album dei Verdena, Il suicidio dei samurai. Potrei blaterare sul definitivo ingresso nella line-up di Fidel Fogaroli in veste di tastierista o sulla produzione – da Giorgio Canali a Manuel Agnelli, fino all’attuale autarchia –, con l’ex-pollaio che diventa studio di registrazione. Potrei propinarvi un bel placebo, servendovi in una scatola a forma di cuore una pasticca dal sapore Motorpsycho, o malignare sulla presunta mancanza di profondità poetica, vecchio pallino delle schiere di detrattori del gruppo di Alberto Ferrari. Ancora, potremmo dilungarci sul ritorno alla forma-canzone e sulle cover che compaiono in ogni ep che precede un loro nuovo album; oppure analizzare i brani minuziosamente, e via così cincischiando ad oltranza. Ma non è questo, che volete, suppongo. Volete un bel hara-kiri, come suggerisce il titolo?

Voilà: questo è un grande album. Questo è quello che da anni non si sentiva da un gruppo italiano: non ci sono cadute di tono, ma undici brani che reggono innumerevoli ascolti. Grandi ritornelli e distorsioni, pacca e divagazioni, ma anche parecchio gusto. La voce, come al solito, rimane molto ‘dentro’, impedendoci di fatto una disamina approfondita dei testi; così come le tastiere, relegate piuttosto ai margini ad abbellire, ma senza mai essere invadenti. Ma il lavoro svolto, la ricerca sui suoni, la probabile tranquillità di queste session, ci dicono di un gruppo davvero in via di maturazione: non sono più dei ragazzini, ma un gruppo – non dimentichiamolo che si tratta dell’ultima band strettamente ‘rock’ su cui una major italiana abbia investito – con un proprio rispettabilissimo percorso, che aggiunge ora un ulteriore tassello.

Orfani del grunge, scettici colmi di sciocchi pregiudizi, curiosi e amanti del rock ‘tout-court’, gioite! Da tempo, in Italia, non usciva un album così, con questi suoni, con questa verve, di questo livello. Ora sono pronto alla flagellazione, ma ho detto la verità: questo è, e rimane, un grande album.

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