11/11/2015

Quasi si autorecensiscono gli Uffici di Oberdan nelle loro note biografiche, una dichiarazione di intenti profonda e decisa che in qualche modo tenta di suggerire una direzione d’ascolto. Infatti, il fatto che oggi un gruppo si misuri con accadimenti storici di quasi due secoli fa, desta qualche curiosità circa la loro “poetica” e circa il loro modo di stare al mondo (musicale) attuale. Sembrano urlare ad un destino che non si è compiuto, ad un “sarebbe potuto essere” che getta una ipotetica luce interpretativa sul presente, tanto da azzardarne una lettura del “se fosse”.

Passando alla musica, il gruppo esprime un rock serrato, claustrofobico e ostinato, grazie a basso chitarra e batteria che martellano per bene. Non si può dire che i tre musicisti siano particolarmente interessati alla ricerca sonora e formale, i suoni sono abbastanza classici anche se ben centrati, così come strutture ed intenzione dei brani; ciononostante, è sicuramente l’impatto sonoro (live e non solo) il principale obiettivo della band.

La voce è sempre missata in faccia e centrale in tutti i brani, urlata ma mai sguaiata, omogenea sia nel timbro che nell’espressione; infatti la vocalità del cantante si replica costantemente in ogni canzone e con poche variazioni interpretative; anche stavolta, nonostante una certa staticità formale, la voce è sempre riconoscibilissima.
Una nota riguardo la chitarra: dato il genere, dato la forza dei testi, data l’escursione dinamica dell’esecuzione, sarebbe stato facile cedere alle chitarre supersature; invece si predilige quasi sempre poco meno del crunch, un pulito graffiato, roco, più interessante della distorsione a tavoletta.

Una conferma di quanto Gli Uffici di Oberdan dicono di se stessi: “Il genere ricorda tutto e niente”, un’espressione che di per sé non elogia né denigra; eppure i cinque brani sono ben centrati, costruiti in modo stabile e a volte un po’ prevedibile, ma il gruppo ha carattere e uno stile sufficientemente riconoscibile, ovvero ottimi punti di partenza per crescere e imboccare la strada della originalità.

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