Marco Brosolo CADREMO FEROCI 2015 - Pop, Elettronica, Acustico

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La musica di Marco Brosolo e la poesia di Federico Tavan. Un incontro tra due maledetti.

“Poesia è malattia”. È possibile che Federico Tavan, nel corso della sua tormentata esistenza, avesse avuto l’occasione di leggere Franz Kafka e di riflettere attorno a quell’aforisma. Lui, che aveva conosciuto il manicomio e la sofferenza della malattia, avrebbe sottoscritto in pieno.

Federico Tavan era un poeta, di quelli che ti soffocano la gola e poi ti abbracciano. Non era poi così difficile accorgersi della sua abilità nel rubare il fuoco. Marco Brosolo aveva già capito tutto, forse perché la  sua tv era spenta da tempo. E poi i friulani si intendono al volo, a quanto pare.

Brosolo e la poetica di Tavan si erano già confrontati nel 2012 con il mini “Volo sbranato”. A tre anni di distanza, quel piccolo ma significativo esperimento prende corpo in un album di respiro internazionale. Non solo per la distribuzione della Rough Trade o per le complicità delle quali si avvale il musicista di San Vito al Tagliamento. No, è anche una questione di suono. Lento, rarefatto, doloroso, aspro, struggente, a volte malato anch’esso. È l’aria di Berlino, dove il Brosolo ha chiesto e ottenuto asilo, a tirare le fila. Le nove canzoni di “Cadremo feroci” vagano attorno a dosi massicce di elettronica decadente, appiccicate ad angolature new wave, nonché a prese di posizioni avanguardistiche, rumoriste, a parvenze pop (“Ware ich normal”) e rock (“Dalle mie parti”), a insospettabili inserti acustici (“The monster”). La ferocia dei testi di Tavan, tradotti dal friulano oltre che in italiano, anche in giapponese, tedesco, inglese e francese è il collante di un lavoro affollato di ospiti di primo piano, tra i quali spiccano Barbara Morgenstern, già collaboratrice di Maximilian Hecker, Rudi Moser degli Einstürzende Neubauten, Pierpaolo Capovilla e un per nulla fuori posto Bobby Solo, splendida voce nella conclusiva “Albero”.

“Cadremo feroci” non è nient’altro che la riproduzione dei nostri incubi, è l’incontro tra due maledetti ai quali nessuno potrà mai chiedere sconti, soprattutto è un disco di una bellezza convulsiva. Quasi una sfida in questi nostri tempi di plastica, immersi nel caos e nella confusione.

 

 

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La recensione CADREMO FEROCI di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2015-09-07 09:00:00

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