20/10/2015

A mio avviso "Intermezzo" ha saputo adottare la prospettiva di una canzone dei Baustelle ribaltandone radicalmente le conclusioni. La canzone in questione, "Gli Spietati", recita: “come i sassi e i fili d’erba non avere identità”, e salta alla mente proprio ascoltando la prima traccia dell’album di Un tizio, "Un sasso". Diverte come la stessa prospettiva - vivere senza pietà senza chiedersi il perché - sia vissuta da quest’ultimo in maniera profondamente diversa, senza dolore esistenziale e senza quel pessimismo blasè tipico della band di Montepulciano. Vivere come un sasso, come una pietra scalciata è motivo di orgoglio per Un Tizio che, a differenza di Bianconi, non vive della musica che produce ed è quindi, in un certo senso, privo di responsabilità. Il cantautore toscano invece dovendo costantemente convivere con la sua figura da poeta maledetto è costretto a scontare una sorte di eterno senso di colpa nei confronti del pubblico. L’intelligenza senza rimorso è volgare. Il tormento è ciò che ci distingue dalle bestie.

Ovviamente con intenti e risultati artistici ben differenti Un Tizio è mosso dallo stesso spirito che più o meno mosse De Andrè nelle canzoni scritte per lui da Paolo Villaggio, le quali riescono a coniugare contemporaneamente la tipica cifra stilistica dei cantautori con la comicità tragica e grezza di Fantozzi. Una di queste, "Il Fannullone" (senza pretesa di voler strafare - io dormo al giorno quattordici ore - anche per questo nel mio rione - godo la fama di fannullone \ tu reciti una parte fastidiosa alla gente -facendo della vita una commedia divertente) sembra riprendere alla perfezione la descrizione dell’autore di "Intermezzo". Un Tizio utilizza la forma antica e quasi arcaica della ballata da menestrello solamente per esprimere oscenità e ribrezzo, gioca con la sacra tradizione del cantautorato profanandola con trombette e fischietti ma questo non gli impedisce di trattare anche temi profondi come l’omofobia ("Giampiero") o l’amore ai tempi dei social ("Click"), e di raggiungere momenti di assoluto pierociampismo per niente poetici ma sicuramente divertenti ("Non dirmelo due volte").

C’è un amore che non muore mai più lontano degli dei a sapertelo spiegare che filosofo sarei”. La componente mistico-esistenziale centrale nei Baustelle è completamente assente in Un Tizio. I Baustelle vivono l’esperienza dell’assoluto in maniera sottrattivo-negativa, per scarto, sentendone la mancanza: la grandezza stessa dell’impresa è fonte di tedio e dolore, ma in loro vi è ancora la speranza di poter approdare a una risposta definitiva.
In Un Tizio, invece, il rimorso verso il mondo è dovuto proprio a questo tipo di gente, speranzosa e piena di buoni propositi, che, a suo avviso, “resta qui a lamentarsi della pesantezza dell'esistenza atteggiandoci a poeti maudit con in mano una canna e uno spritz”. L’indicazione geografica (tra Liguria e Piemonte), la volontà di anonimato nonché il lessico ricco di accostamenti di termini bislacchi, mi hanno istillato nella mente una convinzione sufficiente a chiarire la weltanschauung di quest’album: Un Tizio potrebbe esssere Ugo Norrea. Vi pregherei di prendermi sul serio, sarà pure un ipotesi poco plausibile ma certamente non è una battuta. Per chi non lo sapesse Ugo Norrea è “uno scrittore, artista, poeta, comico dotato di spiccata ironia e feroce cinismo, è autore di innumerevoli post che divertono migliaia di persone in rete. Intrisi di humor nero, i suoi TU NOT FORGHET analizzano ogni aspetto della realtà, mettendo in luce tutto ciò che c’è di assurdo” [via] divenuto famoso soprattutto per gli spassosi commenti ai post di Salvini (chiamato affettuosamente Matthew) che diversi blog satirici hanno definito come un vero e proprio rapporto epistolare.

Quale che sia l’identità di Un Tizio è facile intuire come le sue intenzioni non siano quelle di conquistare il grande mercato o di scrivere un capolavoro. Non è una giustificazione ma non ci sono pretese musicali e conscio dei propri limiti Un Tizio decide di buttarla amorevolmente in vacca ottenendo un risultato comunque migliore di quello di tanti altri cantautori emergenti pieni di ego e con più dignità dei suo colleghi finiti a fare i buffoni nei talent. "Intermezzo" è banalmente uno scherzo che si limita alla pars destruens, senza proporre soluzioni, nulla di nuovo o di costruttivo seguendo un antico stilema già utilizzato da precedenti certamente più illustri come i fratelli Coen o i Griffin: nichilismo supportato da un cinismo grottesco, umorismo demenziale atto a svelare i vizi, i problemi e i difetti della società odierna. Un’ironia molto simile a quella di alcuni commenti ai post di Salvini che, per quanto demenziali potranno apparire, facendo luce su certe situazioni si chiuderanno sempre con una risata amara.

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La recensione un tizio - Recensione - intermezzo di Marco Beltramelli è apparsa su Rockit.it il 25/08/2019

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