03/10/2015

Un supereroe non è eterno, o almeno non lo è la sua forma. Pensiamo a come è stato trattato Spiderman negli ultimi dieci anni: prima una trilogia in cui Peter Parker è interpretato da Tobey Maguire, che in un’era pre-hipsteriana non era certo considerato un adone mentre oggi a rivedere quelle seguenze potremmo definirlo un palestrato, poi altri due film – The Amazing Spiderman e The Amazing Spiderman 2 – dove l’uomo ragno ha le fattezze dell’esile Andrew Garfield. Nel 2017 Spiderman tornerà al cinema con il volto del giovanissimo attore Tom Holland che interpreterà un Peter Parker ancora intrappolato negli anni del liceo. Questa saga del trasformismo di Spiderman ci racconta bene chi sono i supereroi oggi: giovani adulti, carini ma mai rassicuranti come gli eroi di un tempo, insicuri e dai talenti inaspettati, proprio come Andrea Nardinocchi che con questo secondo album dal titolo “Supereroe” ci fa sapere che vigila ancora sulle musica italiana.

Ma, se nelle precedenti puntate il potere di Andrea Nardinocchi era quello di produrre, mixare, maneggiare tracce dal beat electro ma dall’ambizione pop - e ben prima che molti altri ancora superassero la paura del termine guilty pleasure - oggi il potere che Andrea vorrebbe possedere è quello di farci ballare e con “Supereroe” delle volte ci riesce. Composto da 12 tracce, “Supereroe" si muove tra sonorità catchy anni '70 e '80. I primi due pezzi “Ti porto a ballare” e “Supereroe” sono una dichiarazione d’intenti dove Nardinocchi ci introduce il suo alter ego e la sua musica. Con “Come M.J.” le cose cambiano, il cantante bolognese mette in mostra il supereroe dal carattere schietto e divertente, il pezzo rispolvera un tappeto sonoro alla "Beat It” mentre il testo, tra riferimenti alla pop culture anni '80, riesce a strapparti un sorriso e qualche mossetta da dancefloor. Questo primo tempo di “Supereroe” si muove piacevole tra falsetti e campioni che arrivano dritti al cuore, proprio come canta in "Hu! Eh!”, con "L’unica semplice” Andrea Nardinocchi dedica le sue frasi più dolci direttamente alla sua musa: la musica. A metà di questo action movie musicale, il supereroe esce dal liceo e incontra finalmente l’approvazione del pubblico, è bastata una domanda e siamo tutti pronti a riconoscerlo come salvatore di un genere (più che umano direi musicale): ma perché non va più di moda il funky, quello degli anni Settanta? "Coretti a palla” è la super mossa segreta di questa popstar che non vuole essere una popstar, perché il supereroe non vuole mai essere il salvatore di nessuna delle nostre vite: il pezzo è potente, potrebbe risalire la classifica contro i vari Mengoni e Cremonini, potrebbe anche sconfiggere i Modà (nominati nel pezzo), i veri supervillain nel fumetto pop del nostro eroe. “Coretti a palla” è l’apoteosi del pezzo pop perché parla di se stesso, ti dice esattamente dove dovrebbe passare, ti dice chi vuole sconfiggere e -ancora più importante- spinge sul più grande trend musicale della stagione: il groove anni '70. Mi spiace Andrea, da grandi poteri derivano grandi responsabilità e tu questa volta ci hai preso. Eppure questa estate abbiamo sentito Bruno Mars, Jason Derulo, Meghan Trainor che uccide Marvin Gaye, ma del nostro supereroe nulla. Nel secondo tempo, la musica si immerge con coraggio in un’atmosfera più dark, ripescando dalle atmosfere più fumose degli anni '80: è il momento dei pezzi dai beat dilatati, delle rullate digitali e dalle liriche più intimistiche. Con "Soli mai”, “QKV”, "Eh no", "Spensierati Entrambi" e "Come sei” più che ballare camminiamo in punta di piedi sulle linee del synth e su melodie minimali. Il cerchio si chiude con “Goodbye Paranoia”, un’ultima traccia corposa dove la gelida batteria incontra la voce più umana del nostro protagonista.

Con “Supereroe” Andrea Nardinocchi ritrova la fiducia nei suoi poteri e nella sua musica, prendendosi la libertà di non aderire del tutto al pop, genere in cui ancora non si trova a suo agio. Le popstar anni '80, le batteria, il richiamo al mondo dei fumetti e del cinema di quegli anni, l’album è un tuffo nell’infanzia analogica del cantante i cui ricordi vengono raccontati attraverso piacevoli composizioni digitali. Come è già successo agli altri supereroi, anche Andrea Nardinocchi non deve aver paura di completare la sua personale parabola: l’eroe viene prima studiato, a volte frainteso, molto spesso sacrificato ma sempre riconosciuto dal pubblico. Andrea, petto in fuori pancia in dentro, abbraccia il tuo essere pop, abbraccia il tuo futuro ballerino più vicino a Chromeo rispetto che a Cesare Cremonini e dai sfogo alla tua musica, il tempo è giunto!

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