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RECENSIONE
30/04/2004 di Christian Amadeo

Una presa di posizione netta è sempre dura da difendere e da mantenere. Vuol dire bersagliare ma anche farsi bersagliare. Vuol dire essere coerenti sempre, persino insistere fino a non poterne più uscire. I Modena City Ramblers sin dagli esordi si sono fatti ‘combattenti’, pronti ad imbracciare metaforicamente il fucile per lottare contro le ingiustizie, i soprusi, le violenze. A costo di essere in alcuni casi alquanto pedanti.

Nell’ultimo e settimo album “Viva la vida, muera la muerte” le tematiche sono sempre le stesse ed in alcuni casi cadono nel banale, nel discorso da bar o da barzelletta (come in “El presidente”, dedicata - indovinate a chi? - all’onnipresente; ma ormai è come sparare sulla Croce Rossa - rubo il famoso detto, ma con il massimo rispetto per questa importante istituzione). Non abbiamo certo bisogno di sentire dalla band emiliana delle vicende berlusconiane per renderci conto di quello che succede in Italia. Peccato, perché musica e ritornello della canzone sono accattivanti, taglienti nei rimandi maghrebini e ragga. Eppure nel disco sono presenti ottime canzoni, come “Ebano” (un piccolo gioiello che fa scendere le lacrime sin dalle prime note, piena di commozione e di intensità emotiva), piuttosto che il melting-pot di “Altri mondi” o la corale “Mira Nino”. Il limite, probabilmente, consiste nel condividere o meno le parole; quando senti la melodia volare dritta sul cuore, rischi di perdere l’equilibrio e l’intensa emozione se non condividi pienamente le ideologie dei Ramblers. E se le condividi devi farlo in toto, fino in fondo: nessuno è indifferente alle problematiche ed alle denunce dei casi di cui trattano Cisco e compagni - intendiamoci - ma a volte sono più efficaci i messaggi ‘filtrati’, quelli non comprensibili immediatamente, ma che lasciano il segno con il tempo. L’ascoltatore vuole cercare, scoprire, condividere un’emozione che potrebbe essere sua o anche non appartenergli affatto. Come una bella poesia o un bel libro: i migliori sono quelli col messaggio da scoprire, dove la ricerca ed il pensiero portano ad amare o meno l’opera. E se anche in musica questa modalità potrebbe risultare gradevole, i Nostri, al contrario, puntano dritto al bersaglio, senza giri di parole o versi allusivi.

Musicalmente parlando si viaggia nella patchanka sonora già sperimentata in “Terra e libertà”: c’è la ballata country (“Stella sul mare”), il dolce abbraccio italo-brasiliano (“Lontano”), il valzer da sagra popolare (“Al fiomm”), il rocksteady ed il folk (“Viva la vida”), il folk-rock degli esordi (“I cento passi”). Rispettosa la versione de “Il testamento di Tito” del maestro De Andrè che i Ramblers dichiarano di condividere appieno nelle tematiche e nelle musiche.

Nel complesso il lavoro risulta appena sufficiente: c’è troppa differenza tra gli episodi di alta creatività ed altri di vuoto emotivo. Toccare le vette di “Riportando tutto a casa” e di “Terra e libertà” sembra impresa ardua, anche se in questa fatica i MCR danno qualche segno di risveglio ed il titolo dell’album potrebbe segnare l’inizio di una rinascita (?).

Tracklist

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