23/01/2016

Impeccabile, elegante, professionale, levigato come ogni prodotto di un certo appeal pretende di essere. In una parola, “Zois”, primo disco omonimo della band che lo suona, è così ricco di spunti e di stimoli da risultare un abbeccedario sonoro per aspiranti newcomer delle scene emergenti. Agli Zois e al lavoro non manca nulla per fare “bella figura” ed imporsi negli ambienti che contano: il premio migliore qualsiasi cosa, la targa ascolto più cliccato, le interviste sulle webzine più trendy e così via.
Di “Zois” non se ne può parlare male e infatti non lo farò. Mi limiterò a dire che suona “zelante”. Suona così perché il suo difetto è l’assenza formale di difetti, di cadute di stile, persino di assenza del pathos che rende formalmente vivo un suono.
Un lavoro ineccepibile di una band che ha lavorato con assoluta meticolosità affinché non trasparissero le tipiche ingenuità degli emergenti.
Gli Zois sono maturi e non risultano neanche freddi. Sono pronti a ricevere i consensi che meritano.
Il disco presenta undici brani di genere pop rock alla Negramaro sostenuti da una voce femminile che suggerisce in positivo quello che una voce alla Laura Pausini si sarebbe potuta permettere se non avesse riciclato lo stesso disco da quando si è imposta all’attenzione del pubblico. “Il banco dei pegni” ne è un degno esempio e non è l’unico.
Chiude il lavoro la cover di “Oro” di Mango realizzata con la partecipazione del musicista scomparso poco dopo la collaborazione.

Commenti (1)

  • Vinci Riccardo 23/01/2016 ore 09:13 @riccardovinci.ric

    ...un po' di colpi al "cerchio e alla botte"...non so quali siano quelli buoni o quelli così-così...ma a me piacciono tantissimo !!!

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati