19/01/2016

In una recente intervista Peyote discute sull'importanza del binomio evoluzione/arte. "Un artista deve evolversi", argomenta il rapper di Torino, "se sono 20 anni che fai musica allo stesso modo e non ti evolvi, hai rotto il cazzo, per come la vedo io. Poi ognuno è legittimato a fare le cose come vuole. Chi non si evolve non ha diritto di definirsi artista. Fare il compitino non è arte, è fare il compitino. Essere degli operai della musica non è essere artisti".

"Educazione sabauda" invece è proprio la storia dell'evoluzione che Willie Peyote ha vissuto come scrittore, come musicista e come persona.
Da un punto di vista musicale e della scrittura nel nuovo disco confluiscono per la prima volta e in forma inequivocabile gli elementi più classici di Peyote, quelli che hanno contraddistinto i precedenti lavori "Non è il mio genere, il genere umano" o "Manuale del giovane nichilista", e gli elementi soul e funk protagonisti nell'omonimo album dei Funk Shui Project.
Il risultato è frutto di una consapevolezza maturata nel tempo e che lo stesso Willie ha sottolineato sempre nell'intervista citata all'inizio: "il rap che i neri fanno in America affonda le radici nella loro cultura musicale, noi siamo nati in Italia e la mia cultura musicale, come bagaglio, annovera anche i cantautori. Noi veniamo dai cantautori, lo dice anche Claver Gold ultimamente nelle sue interviste, siamo figli dei cantautori e non vedo perché dovremmo essere un corpo estraneo, semplicemente la gente non lo vuole capire". Si tratta di una presa di coscienza non nuova fra le linee dei rapper italiani e che a ragione approva determinati cambiamenti, riconoscibili in questo caso dal lavoro svolto sugli arrangiamenti dei brani (pieni di fiati e swing) e sulla voce (vedi l'esecuzione dei ritornelli e i vari bridge o le belle armonizzazioni delle seconde voci).

"Educazione sabauda" chiude poi diversi capitoli della storia di Willie Peyote o di quella di Guglielmo Bruno. Fra tutti, la fine del rapporto con quella che Peyote ha definito come "la chimera della nostra generazione": il lavoro a tempo indeterminato. L'esperienza nel call center è stata senza dubbio di fondamentale importanza nella vita del torinese, un lavoro che nel bene e nel male ha segnato fino ad oggi anche la sua carriera artistica e a seconda del suo ruolo ha influito sulla scrittura dei brani: nel "Manuale" il lavoro era già un problema e lo era perché Peyote era disoccupato; in "Non è il mio genere, il genere umano" il lavoro c'era ma era causa di rabbia e mortificazione; nell'ep "Quattro San Simoni e un funerale" il lavoro non c'è più, Guglielmo si licenzia ed è libero.
"Educazione sabauda" è quindi un primo epilogo in cui il problema del lavoro appare come un MacGuffin, un espediente per arrivare a scrivere "Che bella giornata", cosa che magari sarebbe avvenuta lo stesso ma con una profondità diversa.

Oltre a quello del lavoro ci sono altri capitoli che vengono ripresi all'interno dell'album, ma da un'angolazione diversa. Il rapporto con la religione ad esempio, in "Nessuno è il mio signore"; il rapporto con i vizi preferiti di Peyote (fumo e alcool) in "La dittatura dei non fumatori" e "C'era"; l'impegno sociale di "Io non sono razzista ma..." o "Truman Show" (realizzata con l'aiuto di Godblesscomputers). E tornano anche le analisi ciniche e caustiche sulla scena rap italiana, troppo spesso vittima dei suoi stessi meccanismi interni.
Tutti questi ritorni, questi rimandi, addirittura i contenuti delle parentesi dei titoli che si richiamano l'uno con l'altro, fanno di "Educazione sabauda" come una raccolta di tutto il meglio concepito finora da Peyote, in termini di contenuti e sotto il profilo musicale, premiando ovviamente quelle che sono le direzioni, i gusti e le scelte artistiche che oggi il rapper preferisce rispetto al passato, rese possibili anche grazie alle menti di Frank Sativa, Kavah, Dj Koma e la squadra di musicisti che ha preso parte al progetto.

Di fatto "Educazione sabauda" è un disco estremamente sincero, che parla di quelle verità che nessuno vuole raccontare ("l'ipocrisia è un'armatura, fingere vi rassicura") e che hanno un costo, ma che esistono e vanno fatte emergere. "Educazione sabauda" è un disco importante perché è la testimonianza che l'evoluzione serve a mettersi in gioco e rischiare, serve anche fare la scelta sbagliata, mandare tutto a puttane e non rimanere fermi a guardarsi i piedi e piangersi addosso, serve per reagire. Quest'attitudine è intrinseca nella cultura di Peyote, è la sua cultura sabauda, è la cultura ricevuta dalla sua famiglia e dalle generazioni passate: "l'educazione sabauda va ben oltre gianduiotti e bagna càuda, è la causa del silenzio e del senso del dovere, ed è la nausea del senso di colpa che viene dopo il piacere".

Commenti (3)

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  • federicoeugeni1 24/01/2016 ore 14:44 @federicoeugeni1

    bellissimo disco. una delle pochissime cose rap che mi piacciono al momento

  • asky 04/02/2016 ore 14:50 @AntonioAscanioMangano

    "Sta nei discorsi di qualcuno..."

  • Giacomo Riccio 08/07/2017 ore 13:09 @giacomo.riccio17

    Gran disco, Chapeau!

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