14/03/2016

Gli Hate&Merda li conosciamo bene: suonano come se stessero raccontando la più spaventosa delle favole. Una baraonda metal violentissima, una botta potente sferrata al cielo, alla terra, a tutte le certezze con le quali ci si illude che il mondo è un posto migliore e non un buco dove i vermi prosperano. “La capitale del male” degli Hate&Merda è un brutto luogo privo di speranza: bisogna sputare anche i polmoni per scuotere quanto meno l’esistente. “Foh” ti stende già al via, con quelle distorsioni impastate nelle dissonanze e con quella batteria che prova a cavalcare il tutto senza farsene sopraffare. “In itinere” sancisce una tregua di qualche minuto: è il tempo delle confessioni e del nichilismo, con la voce in sottofondo di Stefania Pedretti (OvO) che sembra una strega che fa paura o che forse cerca di farti scappare per metterti in salvo prima che sia troppo tardi. Chiude i giochi “Vai via”: napalm fatto di chitarre, urla e rullanti. E puzza di cenere ancora calda.

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