Il Cielo Di Bagdad No Bad Days 2016 - Pop, Elettronica

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Una nuova rotta più elettronica che convince ancora di più rispetto al passato

Dopo qualche anno di stop, arriva il nuovo disco de Il Cielo di Bagdad, che oggi riparte con una nuova formazione e con la voglia di cimentarsi con qualcosa di diverso. A un primo ascolto, infatti, questo “No Bad Days” sembra subito più elettronico, più sintetico e minimal rispetto ai lavori precedenti. Una nuova rotta, dunque, che forse convince anche di più.

Ma andiamo per gradi. Il disco si apre con un'intro strumentale fatta di suonini spaziali che sintonizzano l'ascoltatore sulla giusta frequenza, come un'antenna che comincia a ricevere il segnale. Ci si lancia così nel pezzo portante del disco, uscito come singolo: “Over the sun”. Batterie elettroniche, synth, atmosfere anni '80 e un ritmo che non corre mai troppo. Il pop, esterofilo e volutamente catchy in certi passaggi, si fonde con un'attitudine più indie, che nel cantato e in alcune aperture ricorda parecchio gli A Toys Orchestra, soprattutto in pezzi come “You”. O come “Came Back”, brano orecchiabile e indietronico.

Ancora, gli anni '80 si fanno sentire in “Follow your diamonds”. E il succo è sempre lo stesso: ritornelli cantati pop che si stagliano su tappeti electro, dilatati e più sperimentali. Un punto d'incontro a metà strada tra i Lamb e i Mum, con le dovute prese di distanza chiaramente.
In altri momenti provano a confrontarsi con suoni più minimal, come in “MCMXCIV”, o sintetici (“Seven Days”), riuscendo sempre a infilarci sopra melodie accattivanti. Ben riuscito “Cape Town”, pezzo che cresce con un degno climax e che potrebbe rimandare a dei Postal Service mezzi addormentati. Si chiude con un cenno di trip-hop (“For no Reason”) e un bell'intreccio di suoni.

Un disco ben suonato, piacevole e azzeccato nella produzione. Il Cielo di Bagdad non incappa mai in grosse sbavature se non nella difficoltà di trovare soluzioni originali e d'impatto. Per quanto godibili siano questi pezzi, il filo conduttore di coerenza che li lega alla lunga appiattisce l'ascolto e fa sì che nessuno dei tanti riesca a imporsi o a sorprendere. Bene, quindi, ma con riserva: per spiccare davvero non basta intrattenere, ci vuole qualcosa che faccia restare a bocca aperta.

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La recensione No Bad Days di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2016-02-25 10:00:00

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