30/03/2016

Con tutta probabilità, se Dario Margeli avesse pubblicato questo album negli anni '90, sarebbe stato un idolo universalmente riconosciuto grazie alla Gialappa's Band e ai suoi programmi di divulgazione demenziale. Ma solo, ci teniamo a specificarlo, perché sarebbe stato frainteso. Al primo ascolto infatti Dario appare un cantautore instabile, ma da qualche anno la sua voce auto tunata e le ballad finto rock che l'accompagnano, sono una sicurezza nell'incertezza quotidiana del vivere.

In questo album, Dario ci irrora della sua poetica portatrice di pace e di serenità interiore, come solo il Grande Maestro Battiato ha saputo fare nei suoi momenti più alti. Dario ci parla di buddismo e come un novello Lennon ce lo canta in un modo del tutto originale: "Immagina che per questo istante non ci sia età nè sofferenza, perché non c'è niente da raggiungere." Non state già meglio?

Alcuni pezzi parlano di meditazione visuale o di introspezione del tutto personale, intasate da decine di assolo di chitarra in ogni singola pausa del testo. Il dialetto e la metrica di Margeli andrebbero fatti studiare da autorevoli logopedisti, perché se ti perdi dentro le sue canzoni, sembra di ascoltare la voce degli Illuminati, degli alieni e forse anche degli angeli.

Quando arriva il quinto pezzo, l'ormai celebre "Salvami da questa Anarchia", è come trovare un vecchio amico che viene a farti visita durante un periodo di cupa solitudine. "Guardami, sono un capolavoro." La cosa straordinaria però sono i tre remix a chiosa di un lavoro di profonda consapevolezza umana. "Sunshine and Palm Trees" non dovrebbe mancare nella playlist di ogni dj che tenda a pervertire l'audience con suoni e armonie che sembrano uscire da una dark room della Germania dell'Est. Dario non tradisce e anche stavolta ci consegna un disco bello come la sua copertina. Non possiamo che ringraziarlo, raggiungendo insieme a lui l'agognata estasi.

 

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