07/04/2016

In un tutt’uno di voci e musica, inscindibili nel giudizio e come forma espressiva per un lavoro che è uno squarcio nella storia, che ci permette di vedere attraverso le trame più fitte e private della Grande Guerra, “Schegge di Shrapnel” è un pugno nello stomaco tanto diretto quanto sincero, necessario, trasparente. Ascoltare questo disco significa essere scaraventati in trincea insieme ai protagonisti del conflitto, creatori di una letteratura asciutta e incisiva, naturale nella scrittura e forzata nell’ispirazione, in un racconto che sgorga come sangue da una ferita: un reading crudo che si sviluppa, s’arricchisce e scivola tra ritmo e parole proiettandoti nel dolore, immenso, universale, assolutamente attuale.

Tra strutture sonore perlopiù fredde e sintetiche, che accompagnano mai invadenti ricordi pulsanti come carne viva, si snocciolano vite, uomini, giorni: si muovono davvero, sembra di avere davanti scene di un secolo fa, sono materia che si fa presente proprio ora, qui, e la compassione, l’intima vicinanza, l’affetto sono ovunque, non puoi non sentirli. “La tregua di Natale” è la speranza, piccola e fatua, che la volontà di chi non conta nulla sia per un momento tanto dirompente da mettere da parte le ragioni superiori, incomprensibili, inutili, mortali; c’è chi cerca stratagemmi per scampare alla battaglia (“Tintura di Shrapnel”), chi ha bisogno di restare a casa per la semina (“Macché licenza”), chi ancora, in preda alla follia, è convinto che la guerra sia tutta una messa in scena (“Maquillage”). Ogni storia si incastra con l’altra in un concatenamento di emozioni, come ritagli di un’immagine di gioventù che si affanna per resistere, per non perdersi nel buio di uno sparo, per tornare a casa, e il sentimento è tanto vivido da avvolgerti e lasciarti a pensare per un po’.

Che senso ha sacrificarsi per la patria (“Dolce et decorum est”), tirare in ballo valori così distanti dai campi da arare, da una famiglia da sostenere e un’altra da creare, dal susseguirsi di notti e giorni semplici: la semplicità, tanto complessa da ottenere mentre si combatte lontano col cuore altrove. Il rock energetico ed esorcizzante di “Non ho altro da dire” chiude un album che si presenta come esperimento e s’affronta come una verità, affascinati e disorientati, presi e lanciati nel vortice disarmante di vite sospese, spezzate, aggrappate a un limite indefinito dove l’unico desiderio è restare in piedi. È un’istantanea, un ritratto dove i particolari predominano sulle vicende principali, e la musica e le parole sono tela morbida dove l’immaginazione tratteggia volti e panorami: un’esperienza intensa, una prova interessante, una ricerca emotivamente deflagrante. Uno squarcio nella storia, la nostra.

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La recensione WU MING CONTINGENT - Recensione - SCHEGGE DI SHRAPNEL di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 21/07/2019

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