15/02/2016

Dopo il successo di “Midnite”, Salmo torna con “Hellvisback”, la sua quarta opera pubblicata su etichetta Machete e Sony Music. Rap, rockabilly e atmosfere color rosso Tarantino, siete pronti a incontrare il cadavere di Elvis?

Immagina un artista che inscena la sua morte, intraprende un viaggio all’inferno e torna con il cadavere putrefatto -ma pur sempre brillante- di Elvis Presley. Il capello nero con il ciuffo che ritroviamo sulla cover di “Hellvisback” fa a pugni con il suo viso emaciato, le cavità oculari vuote, il ghigno diabolico e la maschera, simbolo della collaborazione (sì, anche nella vita ultraterrena si dice così) tra il ragazzo del Mississippi e quello di Olbia. Ma perché proprio Elvis? Dimenticate il manzo romantico di “Can’t help falling in love” e venite a conoscere il peggior sogno americano, fatto di sigarette e panini imburrati con granella di pillole, dimenticate il suo dolce sorriso speranzoso e lasciate spazio al più terrificante dei ghigni. Con questo album Salmo riesuma il lato più disgustoso del Re, il più privato e sfocato.
Questa storia si apre con "Mic Teaser", il girone di riscaldamento dell’intero album, dove Salmo sgranchisce la voce, anzi la sporca, e fa le prove generali di quelle che saranno le costanti dell’album: liriche ben scritte che costruiscono matrioske di significati indecifrabili, sonorità psicotiche alla Asap Rocky mischiate a melodie rythm and blues catturate live in studio.

Il viaggio nell’orrore continua con le battagliere "Giuda" e "Io sono qui", pezzo dove il beat annebbia il cervello di chi l’ascolta. Con "1984" e "Il messia" si cambia direzione, dalla trap passiamo al blues fino al reggae, generi diversi, ma in tutti e due i pezzi aumenta la sensazione di far parte di una jam session. Nell’autobiografica "1984", primo singolo estratto da “Hellvisback”, il nostro eroe infernale ci racconta il suo piccolo infinito incastrandolo alla perfezione all’interno dalla storia contemporanea. Da "Daytona" tutto ricomincia a girare storto per noi, quindi giusto per l’instancabile Salmo che in "Bentley vs Cadillac" sfreccia su un beat serrato tenuto in piedi da una batteria che fa il verso ad un certo porno rock anni '90, e non a caso è suonata da Travis Barker dei Blink 182.
"7am" e "L’alba" ci fanno piombare in un’atmosfera alla Dario Argento, le liriche del rapper sardo sono sempre più intricate e bipolari, capaci di mettere in mostra le mille sfaccettature dell’artista, dal super uomo al disagiato, dall’amante delle battute splatter al re delle citazioni pop. In "HellvisBack" traccia omonima dell’album, la produzione accelera sempre di più verso le braccia di Elvis trascinandoci all’interno di pezzo d’ispirazione rock'n'roll che potrebbe far perdere la testa al più sanguinoso Tarantino. Siamo alla fine del viaggio, lo dice nella depressa "La festa è finita" e lo ribadisce nella traccia più morbida dell’album, "Black Window", una ballad d’odio dedicata alla più bella delle stronze, e il trip di "Peyote" la traccia conclusiva in collaborazione con Sir Bob Cornelius Rifo aka The Bloody Beetroots.

“Hellvisback” mette in mostra il Salmo più raffinato, bisogna solo lasciarsi ammaliare dalle immagini che le sue liriche sanno creare, dalla doppia anima delle canzoni e dalle pillole di pop culture confezionate e snocciolate con la cura maniacale di un ex direttore vendicativo di Sorrisi e Canzoni. Colpisce la produzione curata da Low Kidd, Big Joe, Stabber e Shablo, e il sound da live studio fortemente voluto dallo stesso Salmo che ha saputo sottolineare le collaborazioni, da Travis Barker e Victor Kwality.

A solo una settimana dall’uscita “Hellvisback” è stato certificato come Disco d’oro, a quanto pare l’inferno è un bell’album che piace a tutti.

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati