Castadiva [Toscana] Sintomi di miraggi 2004 - Rock, Pop

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I miraggi sono desideri. Più dei sogni stessi. Manifestazioni estremizzate di un qualcosa tanto agognato da diventare visione reale. Guidavo (è la mia isola, l'auto, paesaggi sonori e reali che scorrono e si mischiano. e da qualche parte si arriverà) e RI-ascoltavo questo album. Miraggi, dicevamo. Di cosa, poi, si decide di volta in volta.

Questa pare essere l'anima delle undici tracks presenti nell'ultimo lavoro dei toscani CastaDiva (la dodicesima è la soft-cover di "With or without you" degli U2). Tutte sembrano tendere verso il miraggio di una semplicità che non sia banalità. Quando il lettore dice STOP, giunto al remix finale del primo brano, non ti senti depressa come un'assetata che nel deserto vede palme e baldi giovani che le offrono acqua e poi invece sbatte duramente il grugno sulle pietre. Direi piuttosto che resta addosso un senso di leggerezza (proprio nell'accezione di musica leggera). Quella di quando nessuno ti stressa e magari l'acqua ce l'avevi già nella borraccia ma non te ne ricordavi. Nessuna pretesa, insomma, i CastaDiva di complicare quei viaggi mentali che, se siamo fortunati, iniziano dopo certi intensi ascolti.

C'è qualcosa in loro di certi Morcheeba ed un amore sicuramente profondo per Roxette, Allannah Miles e le ritmiche dei Dirotta su Cuba, ma in modo non così pregnante. La voglia di un groove che catturi immediatamente e senza complicazioni è tanta. I testi mirano alla chiarezza ed alle grandi tematiche di sempre: amore, pace, libertà, delusione, inadeguatezza. Ma soprattutto voglia di gioia e condivisione. Per loro stessa ammissione, i CastaDiva non fanno musica per soldi (cioè, se li pagate non è che, immagino, vi sputino addosso, ma ci siamo capiti, mi riferivo alla voglia preminente di aggregarsi e comunicare che anima la loro produzione). Questo non vuol dire che non s'impegnino: la tecnica c'è ed è l 'elemento certamente più apprezzabile, frutto di un lavorio continuo e spinto dalla volontà di divertirsi insieme.

I sei del gruppo sono infatti colonia sonora da oltre dieci anni. Poi, come una carovana che ci crede sempre più, il progetto si è arricchito via via di altri compagni. E' sempre difficile incasellare le creazioni in generi, paletti e definizioni. Si sa. Ma le vie del cosiddetto NIP (new italian pop) hanno sicuramente percorso i territori dell'autoproduzione dei CastaDiva. Nel tempo, sono nati vari demotape contenenti brani ed idee che dovevano poi trovare uno spazio d' espressione più compiuto. Detto fatto. L'anno in corso li ha visti uscire con "Sintomi di Miraggi, un viaggio dai sapori melodico-tradizionali, rivisitati anche con un po' di elettronica, intesa nel senso più rassicurante possibile, senza intenzioni sperimentali. Gli arrangiamenti sono prevalentemente solidi, a tratti funky, perfettamente in linea con le intenzioni del gruppo. A tratti, la voce di Erika mi ricorda alcuni fraseggi di Mara Redeghieri dei mitici Ustmamò, non quando gli arrangiamenti si fanno più soft ed il suo timbro si abbassa e distende, ma nei brani più rock/pop/radiofonici. E l'anima dei CastaDiva sembra proprio tendere a questo. E se così è, mischiare ritmiche varie, sperimentare tra gli arrangiamenti e giocare con le possibilità che la redazione di un testo in italiano offre, non potranno che giovare ai loro futuri lavori. Perché se di New Italian Pop si parla, occorre che il "new" sia ben riconoscibile.

Non so bene dove porteranno le vie del NIP, nel tentativo di rendere più internazionali le melodie tradizionali nostrane, vestendole di nuove ritmiche, arrangiamenti e scelte armoniche. Non resta che continuare il viaggio: buone rotte anche ai CastaDiva. Ma che la Diva non resti mai troppo Casta e si faccia contaminare. Perché, come dicono loro, "la vita è una malattia/ nessuno resta immune mai".

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La recensione Sintomi di miraggi di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-09-21 00:00:00

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