05/08/2016

Chi scrive vide per la prima volta “Amore tossico” parecchio tempo fa. Era parte integrante del programma di un corso per acquisire il diploma di operatore di strada. Proprio così: a noi pischelli che un giorno avremmo provato a buttarci tra la movida tossica, veniva chiesto non solo di piegare la schiena su dispense scritte da fior fiore di espertoni, frequentare stage o trovarsi attorno a un tavolo a sviscerare ogni aspetto riguardante i nefasti effetti provocati dall’uso di eroina, ma anche di visionare con attenzione un film. Apparve subito evidente che dalla storia di Cesare e Michela (due tossicodipendenti, ça va sans dire) avremmo imparato non poco, che la pellicola girata da Claudio Caligari nel 1983 sarebbe stata fondamentale per la nostra formazione. Diciamolo: allora la relativa colonna sonora passò in secondo piano ma, dato il contesto, sarebbe stato sorprendente il contrario.

A riguardare il film dopo più di tre decenni dalla sua uscita, l’effetto è lo stesso di allora: dirompente, sconvolgente, inquietante. E quella musica, trascurata per forza di cose anni prima, appare oggi come parte fondamentale e inscindibile di un realismo intenso e drammatico.

A rinverdire i fasti di quella colonna sonora, di cui si occupò Detto Mariano, pubblicata per la prima volta un paio di mesi or sono grazie alla Penny Records, ci pensa La Batteria. “Tossico amore”: questa volta l’aggettivo prende il posto del sostantivo, ma non è la sola variazione sul tema. La band romana, esperta di sonorizzazioni di film italiani dei ’60 e ’70, non stravolge il lavoro svolto dal compositore marchigiano, in compenso l’approccio è differente. Se nel 1983 Detto Mariano aveva lavorato facendo uso di sintetizzatori digitali, La Batteria riporta il tutto a una dimensione analogica. Che ci sia qualcosa di diverso lo si capisce essenzialmente dalla fluidità dei giri di basso e dai suoni più vivaci offerti dalle percussioni. E poi c’è un mood che rimanda alle atmosfere dei film poliziotteschi e di quelli di genere, oltre a una maggiore attenzione nei confronti di certi richiami funk se non prog. Sono otto i pezzi, tra composizioni e semplici schizzi, reinterpretati da La Batteria, altrettanti capitoli di una rivisitazione che riapre il fuoco su di un film troppo sbrigativamente definito di culto e visibile sul piccolo schermo solo in orari da sonnambuli. E che oggi può contare su di una colonna sonora rispolverata a dovere, forse meno straniante dell’originale ma non per questo meno intrigante.  

 

Tracklist

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