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RECENSIONE
23/10/2004

Lei è magnetica. E non sembri un'esagerazione. E nemmeno un incipit preso a saldo alla sagra del luogo comune. Perché "Tutto l'amore che mi manca" è un disco prima di tutto intenso, di un fascino per nulla discreto, suonato, scritto ed interpretato da una donna che potremmo avvicinare ad una sciamana che ha trovato nella canzone, e negli stilemi del rock, la forma di espressione adatta ad esprimere sentimenti inquieti, sofferenze agitate, travagli concitati.

Nada ha affrontato un lavoro per certi versi difficile, sulla scia del precedente "L'amore è fortissimo e il corpo no", usando la medesima intensità, la stessa potenza evocativa.

Reduce da un cambio di etichetta, a quanto pare indolore, la cantautrice livornese si è affidata alle cure di John Parish, ed il suono si è forse fatto maggiormente scuro e le chitarre più affilate La presenza del produttore di PJ Harvey tuttavia non toglie il sospetto che, in sua assenza, il lavoro sarebbe stato altrettanto carico, almeno in termini emozionali. Sospetto che deriva semplicemente dalla furia interpretativa della Nostra - che sembra essere rimasta intatta - e dal suo modo di spingere le canzoni fino agli estremi.

La prova è tutta in una splendida "Le mie madri", potentissima litania dal sapore iconoclasta, stranamente inserita come ghost track, anche se l'intero "Tutto l'amore che mi manca" è un autentico omaggio al potere abrasivo del rock, sia esso dispensato in canzoni dal sapore aggressivo se non acido ("Asciuga le mie lacrime", "Piangere o no", la title-track, "Quello che ho"), che in termini di ballate narcolettiche ("Proprio tu", "Classico", con la partecipazione straordinaria di Howe Gelb).

Troppo facile tirare fuori il paragone con Patti Smith o la stessa PJ Harvey (e Lou Reed dove lo mettiamo?): senz'altro più sensato ricordare che Nada è parte fondamentale del patrimonio rock italiano. Teniamocela bene stretta, senza tutti i pregiudizi che il suo nome riesce ancora ad evocare.

Tracklist

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