05/09/2016

Ce li avrete anche voi due amici che secondo voi sono perfetti per stare insieme ma per un po’ (magari un bel po’) fanno le loro vite, almeno fin quando lo capiscono da soli e iniziano a brillare, insieme. E di questo scintillìo ne godono tutti. Ecco, i Verdena e Iosonouncane sono come questi due vostri amici. E quando si è diffusa la notizia di questo split in molti hanno iniziato a pensare che la cosa avrebbe funzionato. Una roba tipo «ma perché ci hanno pensato soltanto ora?». In effetti la reazione è stata più o meno questa: non vediamo l’ora di sentire cosa verrà fuori dalla testa di due delle migliori realtà musicali del Bel paese. E cosa poteva venire fuori se non un’autentica bomba?

"Identikit" e "Diluvio" sono le due tracce dei Verdena che Jacopo Incani ha preso e mangiato e rimasticato. Contenute in "Endkadenz vol. I" (la prima) e in "Endkadenz vol. II" (la seconda), nelle sue mani diventano un caleidoscopico intreccio di suoni, di modulazioni, di elettronica vecchio stile e allo stesso tempo nuovissima. La voce di Iosonouncane si inserisce in tutto questo in maniera sublime, dando nuova forza ai testi, spesso vituperati, della band bergamasca. Il risultato è quasi un’opera lirica, dove la forza dell’orchestra, delle note e della composizione sale e scende per arricchire o lasciare il giusto spazio allo strazio o all’esaltazione del libretto. "Diluvio", pezzo già nato potentissimo, si trasforma uteriormente in una specie di ballata accaldata, che odora di anni '70 ma poi torna modernissima. In "Identikit", Iosonouncane porta dentro tutta la sua elettronica trasformandola in un tappeto di suoni ipnotici (si attende con ansia la versione live). La leggerezza e l’onirico della versione originale comunque rimangono, ma in minima parte, riuscendo così a dare ancora di più quella sensazione di cupezza straniante, da viaggio acido (l’artwork del disco è infatti più che mai rappresentativo).

I due pezzi di Iosonouncane contenuti in "Die" e scelti dai Verdena invece assorbono come una spugna il delirio bergamasco. "Carne" ti illude per pochissimo, arriva subito quello che ti aspetti: batteria martellante, floor di bassi e la voce di Alberto che spinge, acre. Incalzante, potente, "Tanca" viene decantata quasi come un anthem, cadenzata marchiando forte le allitterazioni e da un suono quasi heavy metal. L’apertura finale stempera questa claustrofobia (già presente nella versione originale) anche se non riesce a farlo del tutto: "Tanca" non può essere che così. Per fortuna tutto si chiude con l’eco bucolica di una stalla.

Lo split Verdena e Iosonouncane è il riassunto di ciò che di meglio sta accadendo nell’a volte troppo pigro scenario musicale italiano. Qui si osa, si aggiunge dove spesso si sceglie di togliere sacrificando il rischio all’altare del onnipresente moderatismo. Sì, si può fare. Le quattro tracce, già ottime, rivivono e riprendono vigore da una parte grazie all’enciclopedia del suono e al suo senso dell’abbondare con gusto di Iosonouncane, dall’altra grazie alla sconsiderata anarchia musicale, che poi è luminosa potenza fanciullesca, dei Verdena. Il risultato migliore di uno split è l’esaltazione di quello che l’altro aveva lasciato soltanto in potenza; è confondere i bordi. Come in quel gioco di quando incroci le mani, ti chiedono di sollevare un dito e tu non ce la fai, non sai più riconoscere quali muscoli muovere. Ed è quello che è successo. Un esperimento riuscitissimo che fa venire voglia di qualcosa di più. D’altra parte, da due che sembrano perfetti per stare insieme, non possiamo che aspettarci il massimo della luminosità.

Commenti (3)

Carica commenti più vecchi

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati