30/11/2016

Un pianoforte scoperchia una elettronica sur-realtà, disegnata con ironia da chi scrive musica come va in giro per strada, "Senza ombrello". Riccardo Amadei è un autore che si appoggia con gratitudine all'allegoria per raccontare le sue storie e riflettere sull'esperienza che ne consegue. Dal pianoforte che bagna la traccia d'apertura "Questo nostro stare bene" si scoperchia un disco stabile – forse troppo – che mescola il Capossela anni '90 a Paolo Conte e ai Baustelle. La suite elettrica che quasi coincide con la comparsa di "Buster Keaton ad occhi chiusi su un burrone" apre il varco ad altre dieci tracce non filtrate e ben ritmate – la formazione è gustosa come il sapore della miscela all'anice di cui porta il nome – che cercano di portare a galla i risvolti nascosti del mondo.

Le storie di "Senza ombrello" partono tutte da un luogo reale, trasformato, attraverso l'unione di musica e qualche guizzo testuale, in una sorta di limbo in cui il tempo sembra sospeso e si attende una voce, magari effettata. Berlino, Marsiglia – quella di Jean Claude Izzó, omaggiato in "Chuormo" – ma soprattutto Rimini. L'ultima traccia "i-i-i" è un quadro di Rimini – cantata anche in "Un giorno di garbino" – che sembra rievocare la lezione illustre di Tondelli: se nel romanzo datato 1985 il secondo descriveva il centro romagnolo come un immenso parco divertimenti, luogo irreale e esempio di seduzione, campione di camuffamento e massificazione, nel brano di Amadei si ritrova la poetica che concepisce Rimini come "una melodia senza il pentagramma", un non-luogo che ha "tre vocali tutte in fila, soldatini immobili a guardar non si sa cosa sulla linea gotica che taglia la riviera", "una nostaglia negli occhi stanchi di una cameriera".

"Senza ombrello" viaggia dietro la porta ma si affaccia a riflettere sul circostante e il suo andamento contraddittorio. Se "Al punto Snai" è un drappeggio delle più bizzarre figure della nostra quotidianità, la sesta traccia prova a lanciare un amo verso il futuro, che ripone "Le belle speranze" in una tasca bucata. L'andamento da viale parigino della title track fa da contraltare al tema di "Valigie di Berlino": tra mettersi a nudo e reinventarsi c'è di mezzo la sincerità.

Commenti (1)

  • Giandelno 01/12/2016 ore 09:37 @Giandelno

    Tirilili

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