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RECENSIONE
15/12/2016

Ecco a voi un album per gli sfiduciati di oggi che non trovano stimoli ed emozioni nella musica. Marcondiro è il progetto di un artista, musicista e produttore - cresciuto a badilate di fantasia, ironia caustica e grottesca - che riesce a tradurre in musica l’attitudine di catturare storie per le strade del mondo. Composizioni originali, su melodie tese e riflessive, classiche e attualissime al contempo, costruiscono un cabaret appassionato. Così ci addentriamo in un’energia vocale e strumentale che si fa credo melodico in forma canzone. Proprio quello di cui abbiamo bisogno oggi per sentirci meglio, sorridendo ai tempi che corrono con stupore.

“Il caso del destino” gioca con le parole e i giudizi degli altri in un vortice di virtualità mediatica dove si esiste pur senza esistere e ci si conosce pur senza conoscersi. Viaggiare insieme tra le viscere dell’anima senza rimedio, significa intrecciarsi nelle trame dell’altro solo per soddisfare le proprie. E se nell’intestino fosse l’anima? Guarda un po' che scherzi gioca il caso del destino!; “La lettera del vampiro” – in perfetto stile Baustelle (il cui produttore, Marco Tagliola, ha curato i missaggi del disco in questione) - è un richiamo d’amore notturno e cupo, nel quale occorre uccidere l’altro per sopravvivere; è il più crudele dei giochi sentimentali in cui il perfetto completamento non esiste, finendo per trasfigurarsi in spietata vendetta. Con indignazione “La casta” ci mostra come gira il mondo: la menzogna insegue la verità e l’eccesso di comunicazione conduce all’incomunicabilità. Un paradosso in cui il potere ostenta la sua natura subdola e melmosa dentro ad un mondo anestetizzato. Piano e synth costruiscono “LAmareggiata”: un’ode al mare che, dopo la violenta mareggiata, si distende dolce sotto ad una coperta illuminata di stelle. Il rock di Frank Zappa è in “Mondezza”: la spazzatura che ricoprirà gli uomini incauti, sconsiderati, mentre “Pagliacci” senza sorriso e senza anima, caleranno il sipario su uno spettacolo ormai grigio e vuoto. Una delicata malinconia di altri tempi, come se Tenco tornasse a cantare di nuovo, è in “Ricordi immaginati”; nel “limite ignoto”, “senza titolo”, dell’uomo moderno che invecchia nel luogo comune, si respirano invece le contraddizioni della storia.

In buona sostanza, un disco vivo che indaga la vita cantandola e musicandola con rigore d’altri tempi, attraverso la maschera dell’ironia; allora ci auguriamo che Marcondiro continui a non prendersi troppo sul serio. Se questo è il risultato, che giochi sempre con la musica come un comico, spaventato guerriero.

 

Tracklist

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