02/11/2016

Un’anima scura, pulsante di divagazioni tumultuose e battiti irregolari, si carica di rabbia per scavare in profondità e cercare risposte nascoste in un mondo sempre più distante. La voce di Silvia Barbarinaldi si arrampica sui brani sinuosa, dalle seduzioni imperanti nelle tonalità più basse, alla dolcezza di sussurri ispirati dal freddo, fino al salto emotivo che si compie sfiorando l’urlo liberatorio (penso a “In the Mirror”, pezzo che ti sveglia dal torpore con la sua energica sberla di noise e altalene sonore). I Minimal Joy tratteggiano uno stile che parte dal dark come credo, per snocciolare poi infinite prospettive che abbracciano il blues (“Cryin’ Blues”), il succitato noise, la vena tagliente della new wave, per arrivare a una visione che porta con sé uno spirito décadentiste, che guarda alla deriva dei sogni e al distacco da una realtà malata come a una dannazione tutto sommato piacevole.

C’è in tutto questo uno spirito rock che viene assorbito dalla band e tirato fuori sotto varie forme, una forza che scorre costante rendendo il sound compatto e denso, un intreccio di spirali sintetiche e sezioni ritmiche in crescendo ( vedi “Dark, Sweet, Tender Violence”, molto bella), chitarre distorte che spezzano la quiete, e ogni elemento gioca il suo ruolo in modo impeccabile. “Cold Kiss” è un album che punta tutto sulla sua solidità, sull’essere materia tangibile seppur fatta di battaglie oniriche: è proprio ciò che nasce dallo scontro tra il vero e il desiderio, ed è davvero un ottimo lavoro.

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La recensione Minimal Joy - Recensione - Cold Kiss di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 22/07/2019

Commenti (1)

  • Luigi Greco 09/11/2016 ore 20:12 @greco.luigi1959

    complimenti
    mi sta piace

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