09/11/2016

Le ere glaciali non sono mai durate in eterno. Quando finiscono, i raggi del sole ricominciano lentamente a dare benefici al pianeta, il ghiaccio inizia a sciogliersi e le sue lacrime segnano la fine di un'epoca. Coloro che sopravvivono potranno raccontarlo ai posteri, quelli che non ce la fanno invece finiscono soltanto nei libri di storia, un po' come se fosse una guerra.

L'elasmoterio è una grossa creatura preistorica, un enorme rinoceronte che viveva nel freddo; di lui non abbiamo memoria, nessuno di noi lo ha mai visto, ma con lui il tempo e la storia sono stati magnanimi e ne hanno conservato almeno il ricordo, un po' come è accaduto per i dinosauri, gli ominidi, i mammut.

"Elasmotherium" è anche il titolo del disco d'esordio di Francesco Galavotti, alias One Glass Eye, nove brani e circa venti minuti che scongelano il gelido presente e ci restituiscono i resti, i fossili di creature passate nella loro essenza scarna, nella loro semplicità disarmante che ormai li rende innocui e vulnerabili, ma incapaci di provare gioia, dolore, tristezza.

Ne viene fuori un lavoro di una grandezza incredibile, con chitarra e voce che riescono a creare delle atmosfere crepuscolari incantevoli, da ascoltare alla sera come se il mondo stesse per finire non appena spegneremo l'ultima sigaretta. Il disco è come un gigante che ha vinto la sua ultima battaglia, ma ha riportato diverse ferite mortali che presto lo accompagneranno in un sonno eterno e orgoglioso.

Inutile e superficiale citare i titoli delle canzoni, perché dal primo all'ultimo brano abbiamo a che fare con dei mini-capolavori, delle gemme incastonate perfettamente tra loro in un mosaico emotivo che toglie le parole di bocca. Di fronte alla grandezza dell'arte vera ogni commento è superfluo e totalmente fuori luogo.

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