13/12/2016

Il fatto di lavorare con un Ipad e Garage band non ha aiutato di certo Turel Caccese nella composizione e nell'editing dei brani che mancano un po' di personalità: la stesura sembra composta da preset di fabbrica senza troppi smanettamenti, accostandoli uno all'altro. Il disco risulta peraltro instabile e incoerente: le variazioni di sonorità sono slegate e filano poco. Si trovano richiami new wave, funk, etnici, electro e drum&bass che non arricchiscono i brani, al contrario, li frammentano. Le tracce non hanno avuto un mastering e purtroppo salta all'orecchio: in molte parti del disco alcune frequenze vengono letteralmente mangiate e si perdono nel disordine di strumenti. Sembra quasi che, autoironicamente, con "Optimus Primus", Turel Caccese voglia spiegare che si può far musica con nulla e senza troppa cura dei particolari: un peccato di presunzione per un artista che con molta probabilità può far di meglio.

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