Disco della settimana
album I Dreamed An Island - Piers Faccini
15/11/2016

Sembrava un incubo che non poteva diventare realtà, e invece adesso ci sentiamo tutti un po' dei Marty McFly che cercano di convincere degli increduli e ironici noi stessi del passato che un personaggio improbabile e ridicolo è diventato il presidente degli Stati Uniti. È successo, e non sembra esserci molto da scherzare, che per i prossimi quattro anni a capo del mondo – perché questo è – ci sarà uno che parla di costruire muri ai confini, discriminare chi professa una certa religione e altre amenità del genere, in quella che in teoria sarebbe la patria del multiculturalismo e delle possibilità offerte a chiunque. Brutta storia. Chi o cosa arriverà a salvarci dalla legittimazione sempre più prepotente di idee retrograde e pericolose, dall'esultanza sguaiata di chi ancora non riesce a capire che niente di buono è mai nato dalla costruzione di muri e tanto invece dal buttarli giù, dal movimento, dai flussi di persone, dallo scambio e dalle mescolanze, che è col viaggio e con gli incontri e non con la paura e le armi che si diventa persone migliori?

Forse, speriamo, possono essere l'arte e la cultura, possono ancora provare non dico a salvarci ma almeno aiutarci a non arrendersi. Anche solo con un disco che ricorda che in fin dei conti tutti quanti viviamo su delle isole, e le isole sono fatte per salpare e per approdare.
Le coste che hanno ispirato il nuovo viaggio di Piers Faccini sono tante e frastagliate, bagnate dal Mediterraneo soprattutto, ma non solo. Il folk cosmopolita di queste dieci canzoni è un invito affidato all'acqua e al vento ad abbattere i muri, a guardare, sentire, toccare, assaporare la bellezza dei colori che si incontrano, delle note che si mischiano, delle lingue che si sporcano.
L'Africa, il Medio Oriente, la Sicilia araba e normanna, la lingua salentina, l'arte bizantina, l'incredibile mosaico di frammenti di umanità che è il nostro dna... tutto questo e altro hanno dato voce e respiro all'intreccio di strumenti, dialetti, visioni, che dall'Inghilterra di un Nick Drake con lo sguardo più alto, meno romantico e più barocco, si muove verso sud e verso est, attraversando la Francia, la Spagna, l'Italia, la Grecia, sorvolando le terre devastate da quelle “civiltà” che loro stessi hanno fatto tanto per edificare. Sognando, cullati dalle onde e dalle note di chitarre e zampogne, che nonostante tutto il mondo possa ancora essere immaginato come un'unica grande isola dove i muri vengono usati come tele per dipingere, gli stranieri sono tutti e nessuno e le armi più potenti sono la grazia e la bellezza.

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La recensione Piers Faccini - Recensione - I Dreamed An Island di Letizia Bognanni è apparsa su Rockit.it il 19/07/2019

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