23/11/2016

“Sospesi”, il primo ep di Neera, progetto guidato dalla voce di Rossana Longo, inizia sussurrando all’orecchio “je te veux, toi”, che è anche il titolo del primo brano, e sembra un invito a seguire quella voce calda e sensuale nei movimenti di una melodia fatta di elettronica e sintetizzatori che fanno vibrare i timpani, le ossa e il cuore. La musica ogni tanto rallenta, poi riprende forte con un ritmo più sostenuto. L’oscillamento tra il francese e l’italiano non tradisce un’indecisione o una mancanza di direzione precisa, anzi è quasi impercettibile e tutto quadra alla perfezione.
Tutti i brani sono un crescendo di ritmi e di emozioni. Così “Scusate il ritardo”, seconda traccia, tintinna e spinge su suoni artificiali. La voce si fa elemento etereo, vibrante e distorto. Anche l’aspetto testuale è ben curato e significativo, seppur essenziale: “esco, faccio quel che faccio, specie se mi piaccio, lascio spazio al caso di un incontro senza ghiaccio davanti a un caffè” si adagia alla perfezione sulla melodia e trasmette un senso di indipendenza, con la forza della rima dura che la contraddistingue; e poi conclude ripetendo “scusate il ritardo, ma ho perso la cognizione del tempo, ma se mi perdo è perché non ho niente da perdere”, prima di lasciar spazio alla musica accompagnata da una voce che diventa strumento, non più veicolo di parole, e sembra trascinare nel vortice ossessivo dei sintetizzatori.

In “Grandine” la voce crea e modifica la melodia nel corso del brano, aiutata da elementi di rottura nella musica che sconvolgono lo svolgimento in loop di quei battiti che sembrano regolamentare anche il battito del cuore di chi ascolta. “In trappola” sussurra, con una voce che è prima strumento e poi si fa parola. Ma anche quando è parola domina e guida il ritmo in uno scorrere che diventa sempre più profondo e vibrante, in un gioco che diventa una stretta fortissima da cui non ci si può liberare e si rimane intrappolati nella frase “così prendi tutto e avvinci lo stomaco, il petto, fin dentro allo sterno”, ché è proprio quello che succede quando si ascolta questo brano.

“Sospesi”, penultima e una delle migliori tracce di tutto il disco, se fosse un’immagine sarebbe composta da colori e vortici ipnotici, che si riflettono nell’invito ripetuto ossessivamente “se hai bisogno di perderti nei miei campi magnetici, danza accanto ai miei atomi, sciogli tutti gli ostacoli”. “La meta finale” è degna conclusione di un percorso di ricerca che procede attraverso vortici, scosse e ossessioni, ma “ripartiamo da noi, da quello che abbiamo, da quello che siamo”. I suoni sintetici fanno vibrare vetri e pareti, fino a fermarsi quando “vorrei abitare qui dove nessuno può sentirmi o disturbarmi, qui, e capolinea e ripartenza”, frase che è metafora del disco intero, punto d’arrivo e punto di partenza. Ma se questo è il primo punto di partenza, il prossimo arrivo fa solo ben sperare.

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