CACAO° ASTRAL 2016 - Techno, Strumentale, Psichedelia

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Metafisica in musica: i CACAO° sognano un viaggio extra sensoriale del tutto intangibile

Quando non si hanno i testi si è di fronte ad un'opportunità incredibile: poter far vagare la mente in maniera libera. Libera sì, ma quasi. Infatti sarà allora la musica a guidare la fantasia dell'ascoltatore verso certi scenari immaginativi. I CACAO°, formazione ravennate dal nome forse per alcuni un po' buffo ma dalla musica ben poco bizzarra, nell'ultimo scorcio del 2016 presentano un vero e proprio album intitolato "ASTRAL" la cui anima essenziale è la sinestesia.

Tra una chitarra elettrica riecheggiante temi poliziotteschi anni '70 e linee di basso svincolate e atmosferiche, da "Roboto" ad "Anno 1000", ogni canzone è un'espressione metafisica all'incrocio ideale tra blues, rock psichedelico e ambient. L'aggettivo metafisico non è poi affatto casuale se si butta l'occhio alla copertina dell'album. Oggetti monocromatici, figure geometriche basilari e contorni ben definiti rientrerebbero nello stile dell'omonimo movimento artistico del novecento.

Ai CACAO° spetta allora di cimentarsi con un primordiale rock metafisico. Nel primo brano, "Roboto", la diversità provocata dal mondo delle macchine e degli automi sembra sfumare alla fine in un'interferenza di segnali analogici. Musicalmente, nella seconda e terza "Gundammo" e "High Hitler" distorsioni di chitarra à la Black Keys e tocchi psichedelici alla Creedence Clearwater Revival sono accompagnati da una linea di basso sincopata, che sembra quasi volerci introdurre alla proiezione della pellicola musicale di "Odeon", titoli di testa di questo ipotetico film; "Lulù", invece, la possibile protagonista, si muove in un'atmosfera guardinga e furtiva, come un tributo musicale ai capi del genere Calibro 35, ma ancora leggera e distesa grazie alla sovrapposizione melodica del flauto.
Dopo lo stacco pubblicitario dei cinquanta secondi di "Shumi" la scena entra realmente in azione nei successivi sette minuti di "Brasilio". La ritmica progressiva proposta in questa canzone è un bell'esempio di tribalismo minimal.
Il delitto vero e proprio avviene nel beat costante di "A8", come una stanza di hotel dove i fatti di Lulù si verificano. Si tratta di supposizioni metafisiche naturalmente, oltre quindi l'esperienza tangibile.
Fatto il misfatto, si va a far festa nello scenario bucolico di "Contadini". Il colpo, o più in generale le intenzioni di Lulù, sono state portate a termine con successo. È verso sera che, alla fine di "ASTRAL", i ricordi di quanto commesso riaffiorano a galla nella mente. A quel punto, la cosa migliore da fare è quella di strimpellarci sopra con la chitarra, soffermandosi su col basso, e magari avendo paura di aver commesso un reato con una pena che non può essere scontata prima dell'"Anno 1000".

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La recensione ASTRAL di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2017-01-03 10:00:00

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