27/02/2017

C’è un racconto di Kafka - Der Jäger Gracchus - nel quale è narrata la vicenda del cacciatore Gracco, uomo sia vivo che morto, costretto a vagabondare per il mondo in una condizione di assoluta indeterminatezza e sospensione. Per un errore imprecisato della barca funebre che avrebbe dovuto traghettarlo nel dominio della morte, Gracco si trova, oramai da molti secoli, confinato a solcare le acque terrene, impossibilitato a raggiungere la destinazione oltremondana. E proprio il destino di Gracco, che altro non è che il destino di un uomo costretto a una dolorosa diaspora esistenziale, sembra essere al centro del pensiero musicale di Filippo Bordignon nel suo nuovo lavoro “Variazioni Gracchus” (opera strumentale a nome dei Casa).

Bordignon si concentra così sulla condizione di chi è sospeso, di chi parla sul proprio corpo un’attesa che non troverà alcuna soluzione positiva, ma sarà sempre una tragica coazione a ripetere, una reiterazione delle vicende passate che hanno condotto a quella inspiegabile situazione. Per rappresentare questa reiterazione Bordignon trova nel minimalismo (soprattutto quello newyorkese di La Monte Young, Tony Conrad, Angus Maclise) il referente musicale più adatto e nella “variazione” la tecnica compositiva più appropriata. La variazione, infatti, non è altro che la modificazione di un pensiero musicale in sé compiuto intervenendo sull’armonia, sulla melodia, sul ritmo e sulla strumentazione, ma lasciando sempre intravedere il tema di partenza.

Per quanto riguarda le composizioni, “Variazioni Gracchus” si apre con “Galileo ritrovato”, brano in cui il dialogo iniziale di fisarmonica e archi viene impreziosito da un assolo con l’oud (una specie di liuto arabo), per poi terminare con una efficace sezione di bordoni e note tenute. La seconda composizione, del quale ci sono altre otto variazioni, è “Aria”, il cui canto del pianoforte risente della lezione di Satie. Il lavoro si conclude con “Le partenze che ci allontanano”, una composizione in tre movimenti che, da un iniziale contrappunto del flauto e del violoncello, raggiunge, nel secondo movimento, una forte espressività grazie all’entrata del pianoforte, per poi tendere, nell’ultima sezione, a un silenzio musicato.

Conoscendo quali siano le premesse dell’autore e quali i riferimenti, non si può derubricare quest’opera come un lavoro non riuscito o addirittura presuntuoso rispetto alle reali capacità del compositore. Da parte di Bordignon, infatti, c’è consapevolezza del proprio tempo e del proprio intento comunicativo, e questo non può che essere una nota positiva. “Variazioni Gracchus”, infatti, dice la sospensione dell’uomo contemporaneo e lo fa senza verità di sorta, ma guardando questa condizione da vari punti di vista.

Tracklist

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