Moro High&Slow 2017 - Elettronica, Alternativo, Pop rock

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Torna Moro con un album ricco e sfaccettato, da godere senza fretta

“Slow” è la parola chiave. Ed è un invito, anche.
Un invito coraggioso: rallentate, suggerisce Massimiliano Morini con la sua musica, prendetevi il tempo di ascoltare un disco lungo, diviso in capitoli, prendetevi il tempo di ascoltarlo tutto e sentire come ognuno dei tre capitoli sia una storia a sé e allo stesso tempo tassello di un racconto più grande.
“High” è la prima parte, composta da nove canzoni, inizia con la vivacità fra Kinks e Beck di “Ready Steady Go” e prosegue nel solco delle suggestioni angloamericane e sixties che abbiamo già conosciuto e apprezzato nei lavori precedenti, dalle beatlesiane “Deputy Brother” e “Beautiful Freaks” alla personalissima cover di “Sisters of Mercy” di Leonard Cohen alla psichedelia elettrica, quasi noise, di “Tense”, all'alt-folk di “Words”.
Quindi la chitarra di Lorenzo Gasperoni lascia spazio ai beat di Franco Naddei (Francobeat, appunto) che con le note indietroniche di “Homegrown” ci portano nell'ambiente notturno denominato “Slow”, a incontrare i toni sci-fi di “All the stars”, la nenia dreampop “Low”, le reminiscenze “Ok Computer” di “Gone”.
Per scivolare infine nell'ultimo terzo, “Silent”, fatto di ricami eterei quasi interamente strumentali e dal respiro più sereno. Aperto dalla fresca “Stand Still”, un ritorno alla luce del mattino che prosegue con le countryeggianti “Morning Sun” e “Orange Room”, i volteggi corali di “Lie To Me”, le impalpabili “Once Upon a Tree” e “Travel Memory”.
E nella memoria lentamente si poseranno, queste canzoni, e con loro la ritrovata voglia di starsene così, “stand still”, a prendersi tutto il tempo per ascoltare, riascoltare, sentire.

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La recensione High&Slow di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2017-03-08 09:00:00

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