02/11/2017

Che personaggio, Olivier Messiaen. Più che compositore, si considerava “ornitologo e ritmista”. Reputava il canto degli uccelli un suono talmente armonioso che, secondo lui, non poteva che essere opera di musicisti sopraffini e irraggiungibili: proprio per questo, merli, allocchi, beccafichi e tanti altri pennuti sono stati al centro della ricerca sonora di Messiaen. Per celebrare un artista così particolare ci voleva un artista decisamente non convenzionale come Økapi. “Pardonne-moi, Olivier! 16 oiseaux pour Olivier Messiaen” è un disco suddiviso in tre momenti (amore umano, amore divino, amore per la natura) e in diciassette tracce con cui Økapi riscrive il mondo di Messiaen.

Lo spezzatino plunderfonico dell’album trasforma le composizioni dell’ornitologo francese in una sorta di elettronica campestre a metà tra singhiozzi post dubstep e morbidezze soul (“Megascops Kennicottili”), interludi in crescendo perfetti per creare tensione e attesa (“Catharus Minimus”), grandeur sinfonica spalmata su potenti ritmi tribali che vanno a sfiorare ambiti vagamente techno (“Buteo Platypterus”). Økapi è un intellettuale dei suoni, capace di costruire una musica affascinante anche se a tratti difficile e sfuggente. Non è soltanto un omaggio a un compositore dal talento raro e prezioso, è soprattutto un’opera di alta e sottile poesia che a modo suo sa sorprendere e incuriosire. E dunque no, non ha da farsi perdonare proprio nulla, Økapi.

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