28/03/2017

Romantici disillusi, sostenitori del lato più raffinato della new wave, quello dove l’intimismo affranto da cantautore si unisce a pitture musicali rese dense con poco, i Dorian Gray arrivano al settimo album con un profilo ormai chiaro, e una profondità di voce e di intenti che conferma la loro presa elegante. Giocando con le ombre e con le parole, la band costruisce un percorso lineare e assai pulito dove ogni tassello va a comporre immagini geometriche di sofisticata bellezza, dove l’elettronica si insinua o un pianoforte marca il terreno, e niente si spezza all’improvviso, mai, piuttosto si dilata fino a sciogliersi, e poi sparire.

Arricchito da prestigiose collaborazioni (Blaine Reininger dei Tuxedomoon, Luca Masseroni dei Tre Allegri Ragazzi Morti e Sebastiano De Gennaro), “Moonage Mantra” si divide in due anime di uguale introspezione ma dallo spirito differente: la prima parte in italiano è fluida di sentimenti austeri, scorre nel buio e nell’arrovellarsi di pensieri notturni, mentre la seconda parte, in inglese, trova una chiave che è un tono più su nelle emozioni e nelle architetture sonore, quasi che ci fosse più luce, restando pur sempre un gioco d’ombre.

Inutile dire che i Dorian Gray sanno benissimo quello che fanno, e la cura del dettaglio è davvero evidente, per un disco che è un piacevole sorso di misurata malinconia: come svegliarsi di fronte a sogni infranti, ma farlo con disciplina, senza perdere lo sguardo sicuro di chi continua a provarci, senza abbandonare mai il portamento regale di uno sconfitto che esce di scena con stile.

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La recensione Dorian Gray - Recensione - Moonage Mantra di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 18/07/2019

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