04/04/2017

Il suono ruvido dei Cut agita il panorama musicale italiano da vent’anni, e “Second Skin” conferma quell’attitudine sporca e asciutta che li contraddistingue. La vena punk pulsa in bella mostra su un corpo dove si inseguono chitarre crude e voci acide, dove il post-punk surfa su onde noise, e l’intermezzo dei fiati giunge a donare piccoli sprazzi di funk, quando serve. La sezione ritmica macina chilometri come macchina da guerra lanciata a mille all’ora, il mood garage gioca su ritmi incalzanti e su strutture ossute dove linee melodiche sfidano il rumore, e tutto è rapido, fiaccante, sincero.

Soluzioni esplosive ed essenziali per un quadro di energia underground, intesa proprio come qualcosa che scorre sotto i nostri piedi, e li spinge a sollevarsi da terra: un’accelerazione sonica che colpisce in pieno per la sua carica, per la sua capacità di mescolare carte anni '80, quelle dove lo scarno piglio oscuro genera mosse a scatti e tensione elettrica, alle vertigini assolate e lisergiche di una New York anni novanta, tornando poi ancora più indietro, in qualche club seventies affollato e sudato e ubriaco.

Il sesto album della band bolognese è una seconda pelle fatta di tante collaborazioni, tra gli altri Mike Watt (Minutemen) e Stefano Pilia (Afterhours, Massimo Volume), dove il passato diventa occasione per arricchire il presente, ché le persone incontrate e le canzoni, e i concerti, diventano il bagaglio costante, la motivazione primaria, la spinta per dare ancora movimento a una ruota che gira, vorticosamente, da due decenni.

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La recensione Cut - Recensione - Second Skin di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 23/07/2019

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