07/03/2017

La sorprendente identità granitica di Umberto Maria Giardini: passano gli anni, i nomi, i progetti, e lui rimane lì con la solidità di uno scoglio che non si lascia spostare di un millimetro dalle burrasche del tempo, delle mode, delle tentazioni facili. “Futuro Proximo” è l’ennesima conferma di uno stile personale e immediatamente riconoscibile dove tutto poggia, con la forza delicata di uno sguardo severo ma sincero, sulla cura e l’eleganza.

Gli arrangiamenti puliti e geometricamente perfetti si sposano come abiti su misura con corpi di parole che diventano di volta in volta strali d’amore, riflessioni amare e speranze violente, con la voce che si eleva a eterea narratrice dei nostri giorni, ché ormai siamo capaci di rimpiangere già il futuro che non avremo. Le sperimentazioni sonore si moltiplicano tra ganci prog e chitarre elettriche che diventano spina dorsale di un rock che non scivola mai nell’ovvio: non manca un pianoforte abile nel solleticare sentimenti sopiti, archi che arrivano a regalare tepore a quei brividi lungo la schiena che proprio non puoi evitare mentre ascolti “Mea Culpa”, e un angolo assolato di arpeggi acustici che sembra ritagliato in una domenica mattina (“Caro Dio”).

Dall’energia tutta in crescendo di “Alba Boreale” alla levità di “A volte le cose vanno in una direzione opposta a quella che pensavi”, dove il beat percussivo costante preannuncia che qualcosa esploderà e ci lasceremo andare sul finale, con quel “Siamo diversi ma tutti uguali” infinitamente ripetuto, e non conta sapere se sia un bene o un male. Quadri di triste splendore diventano vivi e si confondono coi nostri passi in “Il vento e il cigno”, le tinte più dense di “Dimenticare il tempo” si sciolgono nella malinconia liquida di una frase: “Oh vita mia, riprendimi, perché da solo non ce la faccio più”.

Un disco dove ogni brano risponde all’esigenza primaria di destare l’attenzione, di spostare l’interesse su di sé, e in ogni brano c’è dentro un cuore che batte seguendo regole precise, una mano che leviga gli spigoli e lucida la superficie, un pensiero che scava un po’ più in là del quotidiano: l’ennesima conferma di uno sguardo che osserva le onde sollevarsi e infrangersi, e allontanarsi poi, restando fermo tra le sue stille di meraviglia.

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La recensione Umberto Maria Giardini - Recensione - Futuro Proximo di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 23/08/2019

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