15/06/2017

A inciampare nell’esordio di Rigo B si finisce per cadere negli anni ’80, nei sintetizzatori a manetta e nelle braccia di un ammiratore dell’elettronica in toto, la cui passione comincia coi Krisma e finisce con Slow Magic. In “Horizons” è soprattutto l’influenza del secondo a prevalere: il producer di Varese si lancia in una chillwave ruvida e piacevole, nonostante manchi quell’eleganza e cura per il dettaglio di un progetto come Casa del Mirto.

Fatta eccezione per la tiepida intro di “Gaia”, vero e proprio ingresso spaziale dentro l’immaginario dell’album, già da “Shaman Chant” le braccia cominciano dolcemente a ciondolare e la testa a muoversi a tempo, complici i sample ossessivi, le melodie azzeccate e un’odiosa vocina in loop a cui riuscirete ad affezionarvi entro la fine del brano.

C’è spazio anche per le influenze downtempo nell’immaginario di Rigo B: sia “We Are Together” che “Around Here” puntano a creare un ambiente più rilassato, ma alla fine non riescono a resistere a lungo alla tentazione del dancefloor. Poco prima della fine, il producer cala l’asso nella manica. Il riff di “Shamanic” vale da solo l’intero disco: starebbe benone in un qualsiasi tormentone synth-pop e, nonostante un contorno non sempre brillante (stavolta vocina e beat iniziali funzionano meno), riesce a spiccare e dimostrare che Rigo B con le melodie ci sa fare.

In sostanza i 30 minuti di “Horizons” valgono senz’altro un ascolto, ecco perché è giusto aspettarsi un secondo album più ambizioso e attento al dettaglio. Personalmente, ascolterei con grande curiosità una versione di “Shaman” con una dinamica ancora più incisiva. Nel frattempo, ho già le mani che indicano il cielo e alzo il volume a palla ogni volta che parte il riff.

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