Davide Shorty Straniero 2017 - Soul, Hip-Hop, R&B

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La voce calda di Shorty racconta cosa significa migrare per cercare una vita migliore, e lo fa con un disco solido e credibile

Straniero è chi è di un'altra nazione o, per estensione, si sente un estraneo: qualcuno che magari si sente alienato o, comunque, è costretto a fuggire. Così Shorty, al suo primo disco solista, tenta di raccontare un'intera generazione. Dalla sua ha sicuramente una voce invidiabile, duttile e carica di personalità che ben fanno sperare per il futuro.

I riferimenti musicali di Shorty sono chiarissimi: dal jazz al soul, tutta la black music si riconosce sin dalla copertina del disco che richiama una certa negritude che sa di Blue Note e di tutti quelli che han colto da questa: da Blue train a Jazzmatazz, quindi. Sì, perché anche se non dei migliori, in "Straniero" compare anche un rappato di Davide.

"Io sono andato via dalla mia terra / Un sogno mi ha chiamato via dalla mia terra / Ed ero con le spalle al muro e il culo a terra" canta Shorty e ci racconta di come a Londra, dove vive, non c'è razza, non ci sono giudizi ignoranti e non si muore in viaggio. "In America sono tutti bastardi" diceva il protagonista, bastardo anch'egli, di uno dei più famosi romanzi di Pavese.
Tutti sentimenti che Davide Shorty esprime con concretezza nel brano, mentre un suono caldo prepara al resto del disco.
Disco in cui vengono sperimentate un tot di soluzioni, tutte stilisticamente coerenti: dalla coloratissima "Fare a meno di te" con Tormento, fino al reggae con Daniele Silvestri in "Fenomeno" concludendo con un brano cupo, "Dentro te", che può essere visto, ancora una volta, come un richiamo alla propria terra, di cui continuamente cambiano i paesaggi ma che lascia addosso sempre lo stesso odore.

Sempre Pavese scriveva: "Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. Ma non è facile starci tranquillo". Ecco allora che quel "Lascia che viva dentro te la vita che voglio io" diventa la richiesta di una generazione che, ovunque, dal Medioriente al sud Italia, è costretta a migrare. In mezzo, però, c'è la Vita, in ogni sua singola sfaccettatura. 

 

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La recensione Straniero di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2017-04-05 09:00:00

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