20/04/2017

Il gospel è la musica dello spirito, un canto religioso, la preghiera in musica che tutti immaginiamo cantata da affollati gruppi vocali afroamericani vestiti coi tendoni del circo. Invece qui Gospel ha un'accezione diversa, e questo progetto musicale trova vita in ambienti meno edulcorati di quelli religiosi, si sporca di chitarre e fuzz, di blues e folk, è un'America sonora nascosta dietro testi italiani, senza dopotutto slegarsi troppo da quel filo rosso che lo lega alla musica dello spirito.

Band e disco hanno lo stesso nome, "Gospel" appunto, e le canzoni sono sono una giusta miscela di durezza e groove, c'è un calore notevole anche nei momenti più aspri di distorsione come nei brani d'apertra, "Ogni Piccola Guerra" e "La Rivalsa", dove le chitarre spaccano il silenzio con riff decisi ma poi, man mano che l'ascolto procede diventano morbide carezze e quasi si sente il bisogno di più volume per goderne appieno.

È quel rock lento e cadenzato alla Black Keys che ti frega sempre, ruffiano al punto giusto, stiloso e che fa muovere la testa, addirittura funk nella strofa di "Scarper Inglesi", brano che sembra rubato da uno degi ultimi album di Jack White, duro a farci l'orecchio con il testo in italiano, ma è uno scalino da superare con il progredire degli ascolti, alla fine è perfetto e si coglie pure la poetica anni '60 del Battisti più alternativo.

Ottimamente prodotti da Marco Ulcigrai (Il Triangolo, Ministri), i Gospel coniugano esterofilia e made in Italy accontentando molti palati musicali, gli arrangiamenti rotondi e mai estremi, l'eterogeneità dei sentimenti smossi è importante per mantenere sempre teso l'orecchio. Non solo il groove e il blues in "Gospel", ma anche le ballate slow-folk come "Fango e Terra", "Maggio" e "La mattina di Natale", mettono in risalto le capacità magnetiche che ogni band dovrebbe avere anche sapendo usare il silenzio all'interno dei brani con equilibrio. L'elettronico puntellamento che si percepisce in molte delle 10 tracce del disco non è altro che un'insaporitore per piatti già buoni al naturale, un quid basico ma importante.

"Gospel" voce dello spirito, ma anche delle viscere, questo lavoro odora di solidità e sedimenti profondi, la canzoni non sono improvvisazioni o riempitivi, ogni pezzo compone il puzzle con una caratteristica unica, il risultato è profondo e tenue, piacevolmente memorabile, quindi riuscito.

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