16/05/2017

C'è di nuovo qualcuno in tuta da astronauta sulla copertina di questo terzo (ma non proprio) capitolo della saga di Dardust, e non ci sta male. Ce lo fissa sopra ancora più solidamente lo stesso Dario Faini, con queste parole: “metaforicamente è un disco per quintetto d'archi e pianoforte persi nello spazio”.
Ed è davvero – come anche il resto della produzione dardustiana – il classico disco fatto per perdersi da qualche parte, qualunque posto nello spaziotempo che non sia il qui e ora. Con gli strumenti che sono mezzi di trasporto e la meta che non è decisa da chi suona ma da chi ascolta: paesi agli estremi del globo, un mondo alla fine del mondo, un altro pianeta, una galassia immaginaria... stavolta ci veniamo proiettati con una raccolta di brani che, abbiamo detto, compongono il “terzo-ma-non-proprio-terzo” lavoro di Faini. Nel senso che non si tratta di una raccolta di inediti (ce ne sono due: “Lost and Found” e “Gravity”), ma del tentativo di dare una nuova vita a pezzi già presenti in “7” e “Birth”.
Vita nuova che viene trovata andando alle origini, alla genesi delle canzoni, che nascono sempre al pianoforte. Quello che sentiamo in “Slow is” dunque, con il piano, gli archi e poco altro, dev'essere qualcosa di molto vicino a quello che succede nei luoghi dell'ispirazione primigenia di Dardust, fatti di inevitabili sensazioni cinematografiche, di movimenti sinusoidali, luci notturne da godere con lentezza, meditazioni dark e aperture boreali.
"Slow is"... prendersi il tempo per reinventare quello che è già stato e trovarci nuove suggestioni.

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La recensione Dardust - Recensione - Slow is di Letizia Bognanni è apparsa su Rockit.it il 18/08/2019

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