13/03/2017

La nebbia è una peculiarità del Nord Italia: un connubio tra senso di solitudine e prossimità. Sai che c’è qualcuno davanti a te ma non riesci a capire chi sia, perché vedi solo ciò che si trova molto vicino a te, e spesso fai fatica anche ad andare oltre la sagoma che intravedi. All’aumentare della distanza, prima di svanire inghiottito da una nuvola grigiastra, la nitidezza scema fino a diventare una mera percezione: i contorni sfumano, i dettagli scompaiono del tutto. Accompagnato alla nebbia c’è sovente il freddo, concretizzato qui nel senso di lontananza dalle persone, di abbandono. Il vuoto e il senso di smarrimento sono sentimenti che fan presto a sorgere quando si perdono i punti di riferimento, e nel buio della notte e nella nebbia, senza una luce che ci guidi ci si perde davvero.

Già dando una letta ai titoli della tracklist del nuovo album dei Gazebo Penguins si trovano simboli della malinconia e del grigiore, della sofferenza: “Nebbia”, “Febbre”, “Scomparire”, “Pioggia”; quasi tutti titoli di una sola parola, come se i Gazebo Penguins volessero dire che quando ci si sente smarriti ciò che conta è l’essenza, il nucleo, e che non v’è spazio per i formalismi e i giochetti.

All’ascolto c’è una buona congruenza con quanto letto, i brani sono diretti e incisivi. Testi maturi e il marchio di fabbrica sonoro dei pinguini: riff ruvidi insieme alla batteria costantemente in evidenza che da sempre li contraddistinghe. 

In "Bismantova", la traccia d'apertura, con cavalcate simil post rock e quel "con la paure che posso fare a meno di te [...]" il richiamo a "Senza di te" è immediato. Il "te" è urlato in modo molto simile, ma il resto della canzone è meno graffiante. "Per quanto si riesca a star soli / prima o poi ti mancherò / Per quanto si riesca a star soli / prima o poi mi mancherai"

L’alone fosco era stato anticipato da “Cartoline dalla Nebbia”, in cui i Gazebo hanno affidato ogni canzone a un fotografo diverso partendo da solo titolo e testo, senza musica, per vedere come li avrebbe tradotti in immagini: il risultato è veramente potente, quasi straniante.

Se dovessimo definire con una parola questo "Nebbia", quella parola sarebbe "politico", nel senso aristotelico del termine, in quanto parla di relazioni: è la ricerca di un senso, di un nuovo equilibrio derivante dalla solitudine, ed alla fine di questo ascolto dire che ne valeva la pena sul serio è doveroso.

Commenti (2)

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  • Andy Petretti 17/04/2017 ore 04:36 @andy.petretti

    volevo leggere una recensione di questo album, ma ciò che ho letto non lo è, e lo dico con cortese ma brutale onestà. Non conoscevo la band prima d'ora, ho ascoltato Nebbia e mi è piaciuto molto, quindi ho ascoltato i lavori precedenti, e sono arrivato alle mie conclusioni, e mi aspettavo una conferma o una smentita leggendo questa recensione, dato che ho sempre seguito rockit con rispetto e curiosità. Invece non c'è scritto niente (ma niente davvero) che possa dare una minima indicazione, una notizia, un parere. Se non conoscessi Il disco di cui si parla, non avrei nemmeno idea del genere di musica di cui si sta scrivendo. Peccato. Per la qualità del disco, che dimostra un percorso di maturazione della band non indifferente, capace di presentare metriche dispari e ottime qualità di esecuzione. Per il modo in cui, pur essendo molto legati alla scena emo, almeno sonicamente le differenze si sentono. Per come la band stia cercando solidamente di uscire da un cliché (con la musica) pur tentando di tenere a bada i vecchi fan (con i testi). Boh. Sono solo le prime cose che mi sono venute in mente pensando a cosa avrei scritto se fossi stato io a dovermi occupare della cosa. Boh, appunto. Tutto molto superficiale.

  • Alessandro Spagnolo 19/04/2017 ore 17:00 @alessandro.spagnolo.41

    Andy Petretti Ciao Andy,
    grazie del commento. La recensione serve in primo luogo a descrivere il disco. Pur essendo uno scritto personale l'autore dovrebbe eclissarsi il più possibile. Credo non serva dire "bello/brutto" se poi ci sono altre parole a supportare una tesi che sta al lettore interpretare. Non è per forza detto che le idee di chi legge e chi scrive collimino. Essendo molto personali sia l'interpretazione di chi ascolta e poi scrive che di chi ascolta e legge è naturale che ci si specchi in modo diverso. Per quanto mi riguarda ho cercato di andare al nucleo, e se non ci son riuscito peccato, sarà per il prossimo album.

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