16/09/2005

Fare la rockstar in Italia al giorno d'oggi. Farlo, perchè - andiamo - esserlo non è possibile: si può provare ad incarnare un modello ormai desueto con tutti gli stereotipi del caso e fingere di crederci, oppure intraprendere la via impervia e sottile dell'ironia e fare altrettanto, sorridendo sornioni quasi a dire "lo so che lo sai, ma chissenefrega, rock'n'roll!".

Nel primo caso si finisce, iperprodotti e iperpompati, vestiti da Led Zeppelin dei poveri ad esibire pettorali a ragazzine urlanti; nel secondo ci si chiama Zen Circus e si finisce un po' ovunque, con la faccia da schiaffi e "un grande futuro dietro le spalle". Nel primo caso si è ridicoli; nel secondo si riesce a essere anche esilaranti. E gli Zen ricordano un po' i tre protagonisti di "Airheads, una band da lanciare", di cui Il Mereghetti dice che si fatica a provare simpatia: sono personaggi ed incarnano il ruolo che si sono inventati in modo spudorato, vestendosi di cinismo e dissolutezza ostentata e muovendosi come bambini (anzi baNbini) gioiosamente folli.

Pazzi, intensi e casinisti, continui erogatori di riff micidiali e parole disincantate, si insinuano nel rock e ne succhiano tutto ciò che serve, ruvidità, melodia e perchè no, poesia.

Tradizione anche, perchè in questo bizzarro prodotto si incontrano venature di psichedelia, scatarrate punk, infiorescenze beat, tutto elargito senza soggezione, come se nessuno avesse mai suonato così prima d'ora. Ci si imbatte inoltre nell'italiano e nel francese ed è incredibile come le parole latine vadano a giocarsela col suono anglosassone, ad armi pari come se, in fondo, il rock'n'roll, fosse nato tra la Toscana e Parigi: Shel Shapiro l'aveva già capito, no? Non sembra forse una sua versione anfetaminica quella che canta la pazzia dei già citati "baNbini"? E Vasco Rossi, moloch delle rockstar italiane? Eccolo che, trascinato di peso nel territorio indie-precario, si ritrova a cantare la vita (spericolata) tra la fabbrica e il bar che, lungi dall'essere ritrovo di finti attori consumati, è visto come la più semplice delle occasioni per guadagnare cinicamente sul vuoto altrui.

Indie come musica del precariato? Chi meglio degli Zen Circus come paladini, se è questa l'epoca di chi è costretto ad arrangiarsi? Quale l'arma migliore, il piagnisteo o la proverbiale nerissima risata che vi seppellirà? È la personalità a rendere questo disco irresistibile, quella di Nello Scarpellini, che a novant'anni veste come neanche Kurt Cobain; quella di Appino, Ufo e Karim, che, non avendo studiato nulla, hanno capito tutto, da bravi cattivi bambini, figli illegittimi del proprio tempo, sempre pronti ad aprire un bar e rifarsi su di voi, qualora le cose vadano peggio di così.

Commenti (33)

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  • lou 29/09/2005 ore 09:44 @lou

    Ragazzi non scherziamo..gli zen circus sono veramente inutili..io direi basta con questa ondata di lodi verso 3 ubriaconi spavalducci da 4 soldi..cose che accadono solo in Italia ahime...

  • Nicola Bonardi 29/09/2005 ore 11:09 @nicko

    ma scusa, e i libertines?!

    :[

  • Faustiko Murizzi 29/09/2005 ore 11:54 @faustiko

    beh... quelli snifanno anche... [: :[ :[ [: :]

  • deadsuit 20/05/2006 ore 19:42 @deadsuit

    perchè gli zen no?:]
    comunque lo ripeto....un discone

  • deadsuit 03/06/2006 ore 19:22 @deadsuit

    eh.....te si che ne capisci......vai vai ascolta gli yuppie flu

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